Sicurezza
Addio al distributore della Ip Il paese perde un pezzo di storia
Chiusa da 4 anni, la pompa di Arcidosso è in via di demolizione secondo la nuova normativa La famiglia Minelli la gestiva dal 1966 e, insieme al “birillo”, era uno dei luoghi simbolo dell’Amiata
ARCIDOSSO. Un altro pezzo di storia di Arcidosso se ne va. È in demolizione il vecchio distributore di benzina dell’Ip, in pieno centro cittadino, e inattivo da ormai 4 anni. Adesso è arrivato il momento di dirgli addio.
Un’ordinanza del sindaco Emilio Landi ha imposto la rimozione, dato che le leggi attuali non permettono a un distributore di stare in centro. Con la scomparsa di quel distributore, come detto, se ne va un altro pezzo di storia arcidossina, una porzione della quale è stata materialmente cancellata dalla eliminazione del “birillo”, il centro dell’incrocio arcidossino più famoso d’Amiata, a cui alcuni cittadini fecero pure il funerale.
E come il birillo, anche il distributore della Ip, inizialmente Shell, ha visto più di 40 anni di storia paesana. Il boom degli anni ’60, la prima motorizzazione, i segni di uno sviluppo. Ma ha incarnato la speranza, soprattutto di una famiglia, che il 1° settembre 1966, dalla Maremma arrivava ad Arcidosso per dirigere quella cabina di carburante. I nuovi gestori erano Renzo Minelli, classe ‘37, e la moglie Silvana Caneschi, del ‘40, con la piccola Lorella, 3 anni, a cui si aggiunsero i fratelli Mauro e Dania.
«I miei fratelli e io - ricorda oggi Lorella - siamo cresciuti con quella pompa in mano, io ho cominciato a lavorarci da quando avevo 14 anni e ho smesso nel 1996. Nel 1997 anche i miei genitori andarono in pensione. Presero quella pompa altri gestori, che l’hanno tenuta aperta fino a 4 anni fa. Ma ormai i tempi erano altri».
Lorella Minelli, quando ha visto la pensilina accartocciata e la gru abbattere la cabina, ha pianto a calde lacrime. «Quello è stato un luogo mitico per noi. I miei genitori affidarono a quella pompa tutte le loro speranze. Mio padre aveva lavorato in miniera a Gavorrano e anche mia madre era figlia di un minatore. Armi e bagagli, arrivarono ad Arcidosso e ci misero radici. Da quel distributore c’è passato tutto un mondo: i ragazzi della mia generazione, amici, per cui era l’osservatorio privilegiato, dove tutto si veniva a sapere e si diffondeva. Eravamo il centro di un piccolo mondo e quando al distributore misero la pensilina, ancora meglio. Evitavamo la pioggia e continuavamo a chiacchierare e crescere. Ci integrammo talmente che quando in piazza venivano le macchinine, permettevamo ai giostrai l’uso del bagno e avevo biglietti e gettoni gratis per tutto il tempo delle feste. Poi mi sono sposata e ho avuto i figli».
Il mondo cambiava: ma quel centro di aggregazione resisteva e dava il pane alla famiglia. Fino al 1997. Poi fu cambiata gestione. «Ma per noi la nostra storia arcidossina e i legami col paese - spiega Lorella - si sono creati e consolidati qui. Sono contenta che l’abbiano tolto, era ormai chiuso e neppure bello. Ma se ne va, comunque, una fetta di storia paesana di spessore umano».
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