Sicurezza
Senza stipendio né cigs Fidi cambia le regole
L’agenzia regionale propone alla Banca della Maremma un mutuo decennale Della Spora (Cisl): «Questo è il periodo più nero dell’intera vertenza Mabro»
GROSSETO. Tempi bui per le vestaglie azzurre. Le donne della Mabro, ai tempi di vacche magre sono abituate da troppo tempo. Ma questa volta sembra che la situazione diventi più difficile. Giorno dopo giorno, anziché dipanarsi, la matassa di richieste e risposte diventa sempre più ingarbugliata. Questa volta il problema sono gli stipendi, che non sono arrivati e che non si sa né quando e nemmeno come arriveranno.
Il problema sembra essere tutto in uno scambio di carte tra Fidi Toscana e la Banca della Maremma, che era pronta ad erogare un prestito per permettere a Barontini di pagare le buste paga dei dipendenti. Centonovantamila euro, la richiesta iniziale, che si è abbassata poi a centosessantamila, in attesa che dall’agenzia regionale arrivassero le garanzie personali per l’anticipo della cassa integrazione ai dipendenti che ancora non hanno avuto risposta da parte del Ministero. E poi, un nuovo colpo di scena: Fidi Toscana garantirebbe soltanto (al 60%) una cifra di centoquarantamila euro, ventimila in meno di quelli strettamente necessari per coprire il pagamento degli stipendi di marzo, che ancora non sono arrivati. «Ma quello che ci hanno spiegato - dice Nadia Perino, rsu Cgil - è che la formula per il rimborso scelta dall’agenzia sarebbe quella di un mutuo decennale». Richiesta, questa, che difficilmente gli istituti bancari, in questo caso la Banca della Maremma, potrà accettare.
Lunedì Fidi e l’istituto bancario si parleranno di nuovo. Ma non sarà facile trovare una soluzione in tempi rapidi per far fronte alla situazione.
«È la prima volta dall’inizio della vertenza Mabro - dice Fabio Della Spora, segretario della Femca Cisl - che i dipendenti non riscuotono lo stipendio e non hanno nemmeno la copertura della cassa integrazione. Questo è forse il momento peggiore della storia dell’azienda». Disilluse, arrabbiate, sfiduciate. Le vestaglie azzurre martedì mattina saranno di nuovo in assemblea. «Il problema fondamentale - aggiunge Nadia Perino - è che non c’è nemmeno lavoro. I capi per il su misura ci garantiscono tre giorni alla settimana di produzione per settanta persone fino a maggio». E poi? La domanda, a questo punto, è legittima. La Banca della Maremma, qualche centinaia di euro per dipendente li ha già anticipati per i fatti propri, senza garanzie. Il Monte dei Paschi ha pagato gli anticipi ad altre trentadue persone. «Ma in questo modo andiamo poco lontano - aggiunge la rappresentante dei lavoratori - e le prospettive per il futuro non sono certo rosee». La preoccupazione dei rappresentanti sono le stesse dei lavoratori che martedì mattina decideranno se continuare a lavorare per produrre quei capi oppure se incrociare le braccia. «Qui non si tratta di protestare per chissà cosa -aggiunge Perino - si tratta di capire se abbiamo ancora un futuro o meno».
I sindacati, dal canto loro, hanno richiesto un nuovo incontro all’assessore regionale Simoncini e a Fidi Toscana. «Il contributo più pesante lo stanno pagando i lavoratori - aggiunge Della Spora - che fino ad oggi hanno riposto grande fiducia nell’imprenditore e nelle istituzioni. Spero solo che quella fiducia non sia stata mal riposta».
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