Sicurezza
Nidi e infanzia, la rabbia delle famiglie
Raccolta di firme contro i nuovi criteri di ammissione decisi da Comune e Iside: «È discriminante che l’Isee sia decisivo»
GROSSETO. Parte dall'asilo nido “L'Aquilone” di via Marche la doppia mobilitazione contro le novità introdotte quest'anno nei requisiti per l'ammissione dei bambini ai nidi e alle scuole dell'infanzia comunali gestiti da Iside.
Da una parte i genitori della sezione “grandi” hanno dato vita a una petizione (ancora in corso la raccolta delle firme) da presentare in Comune, dall'altra la rappresentante dei genitori della sezione “medi” dello stesso nido, Amanda Barazzuoli, ha messo nero su bianco le ragioni della protesta, scrivendo all'assessore comunale alla pubblica istruzione Luca Ceccarelli e alla direttrice di Iside, Barbara Biagioni.
Un primo incontro con la dottoressa Biagioni c'è già stato mentre nei prossimi giorni la rappresentante dei genitori verrà ricevuta anche dall'assessore Ceccarelli.
Ma quali sono le ragioni della protesta che sta portando avanti a nome anche dei genitori degli altri bambini? «Chiunque debba iscrivere il proprio figlio all'asilo o al nido a settembre dovrà fare i conti con l'inserimento della situazione socio-economica della famiglia anagrafica calcolata col modello Isee come requisito che fa punteggio ai fini di determinare l'ammissione del bambino alla struttura comunale».
Barazzuoli parla di misure fortemente discriminatorie. In che senso? «Fino allo scorso anno - ricorda Amanda - l'Isee era tenuto in considerazione solo per la determinazione della quota di compartecipazione della famiglia ma non era, come è adesso, criterio determinante per l'ammissione. Così, considerando la modalità in cui si calcola l'Isee, risulteranno favorite in modo netto e discriminatorio le famiglie prive di reddito e con entrambi i genitori disoccupati o che magari risultano tali perché lavorano in nero».
Secondo questa mamma la necessità di affidare un figlio al nido o alla scuola materna (che non sono scuola dell'obbligo ma servizi a domanda individuale) non può per il Comune essere valutata solo in rapporto all'avere un reddito basso. «La necessità di un genitore dipende piuttosto - spiega Barazzuoli - dal fatto che entrambi i coniugi lavorano, dal loro orario di lavoro, dal fatto di avere più figli mentre certamente è giusto considerare il parametro dell'Isee quando si va a calcolare quanto far pagare il servizio alla famiglia».
E a proposito di orario di lavoro, si domanda Amanda, perché nel bando non si tiene conto dell'orario di lavoro dei genitori (è previsto un punto in più solo per il genitore che fa un lavoro notturno documentabile e non fa punteggio la sola reperibilità notturna, ndc.)? «Non è giusto che lavorare 15 ore settimanali o 40 ai fini della graduatoria non faccia alcuna differenza».
Secondo Barazzuoli sarebbero discriminati dal bando anche i lavoratori autonomi, perché sono previsti punti in più per chi lavora fuori sede ma solo se si tratta di lavoratori dipendenti: «Eppure anche un lavoratore autonomo - si legge nella sua lettera - può produrre la documentazione comprovante che lavora fuori sede quindi non si può dire che non è possibile controllare le dichiarazioni rese da chi fa domanda per un posto al nido o all'asilo».
Infine un interrogativo di questa giovane mamma sui futuri costi dei servizi forniti da Iside: «Se in virtù del nuovo bando accederanno alle strutture di Iside sempre di più i figli di famiglie a reddito basso che pagheranno il minimo della tariffa come potrà essere tutto ciò sostenibile da un punto di vista economico per gli asili comunali? Temiamo che siano in arrivo forti aumenti delle tariffe».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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