Sicurezza
Il “rigurgito antifascista” provocato da Casa Pound
Stasera sul palco del Festival Resistente l’attore ottantacinquenne Giancarlo Ilari Nel suo spettacolo i testi di Gramsci e di Hessel, il “padre” degli Indignados
GROSSETO. Il rigurgito antifascista, lui, lo ha sempre avuto. Ma a 85 anni suonati, si è fatto ancora più forte, tanto da spingerlo a partecipare a letture, “reading” come vogliono quelli che scopiazzano l’inglese, in mezz’Italia. Il fascismo l’ ha visto con i suoi occhi, e il posto che il Festival Resistente questa sera ha riservato all’attore Giancarlo Ilari è la giusta collocazione per il suo spettacolo. Parmense classe 1927, Ilari è un fiume in piena. Stasera al Cassero leggerà brani di “Indignatevi” e “Impegnatevi” di Stephen Hessel, l’ispiratore del movimento degli Indignados, “Odio gli indifferenti”, il testo del 1917 di Antonio Gramsci, “Indignarsi non basta” di Giorgio Bocca: una lezione di resistenza o di memoria, fresca di giornata, perché del giorno in corso va a commentare i fatti più rilevanti, chiamando a raccolta le persone e guardandole negli occhi.
Ha ancora senso parlare di antifascismo oggi? La risposta di Ilari è sì. «Questo spettacolo nasce da un episodio - dice - avvenuto qualche tempo fa nella mia città, Parma». Ilari era a pranzo per strada, alla festa dei commercianti. Il presidente della circoscrizione aveva vietato a Casa Pound di mettere fuori il loro banchetto. Ma in quelle vie intitolate ai partigiani, i ragazzi di Casa Pound c’erano lo stesso. «Avevano ottenuto l’autorizzazione da parte della questura - dice - e quando me li sono trovati di fronte, con le teste rasate e la scritta “Sangue rosso, cuore nero” sulle magliette, ho provato un moto di ribellione sanguigna che ho cercato poi di trasformare in uno spettacolo teatrale. Per me quella è stata davvero una scena di pura fantascienza». In quell’occasione Ilari se la prese anche con i carabinieri e la polizia intervenuti. «Brandivano i manganelli contro di noi- ricorda - ho soltanto detto loro che dovevano difendere la legalità e non stare dalla parte di chi invece non la rispetta». Un episodio che ha segnato non soltanto l’attore ma che racconta i nostri tempi. «Tempi nei quali va di moda il revisionismo - dice - nei quali c’è ancora bisogno di difendere quelle scelte che sono state fatte sessant’anni fa e che dovrebbero essere ormai date». E invece, la realtà fotografata da Ilari è ben diversa. Svegliare le coscienze, il suo intento, attraverso le parole di Gramsci, di Ulivi, di Hessel, di don primo Mazzolari. «Cerco sempre di tastare il polso alla gente a partire dalla politica - dice - ma la cosa peggiore che sta succedendo è che anche quando una persona è con l’acqua alla gola, su questi temi cambia discorso». E invece, il sacrificio dell’amico di Ilari preso dai fascisti e fucilati dai tedeschi, il babbo e il fratello picchiati, valgono bene una serata a teatro ad ascoltare parole scritte per la libertà di un paese. «Che oggi vive in una sorta di dittatura democratica - aggiunge - dove a persone come il nostro primo sindaco Ferrari, che andava in tram per parlare con la gente sono seguite giunte e sindaci che hanno svuotato le casse del Comune». Non a caso, Parma, è guidata da un commissario.
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