Il Tirreno

Grosseto

Il “rigurgito antifascista” provocato da Casa Pound

di Francesca Gori
Il “rigurgito antifascista” provocato da Casa Pound

Stasera sul palco del Festival Resistente l’attore ottantacinquenne Giancarlo Ilari Nel suo spettacolo i testi di Gramsci e di Hessel, il “padre” degli Indignados

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GROSSETO. Il rigurgito antifascista, lui, lo ha sempre avuto. Ma a 85 anni suonati, si è fatto ancora più forte, tanto da spingerlo a partecipare a letture, “reading” come vogliono quelli che scopiazzano l’inglese, in mezz’Italia. Il fascismo l’ ha visto con i suoi occhi, e il posto che il Festival Resistente questa sera ha riservato all’attore Giancarlo Ilari è la giusta collocazione per il suo spettacolo. Parmense classe 1927, Ilari è un fiume in piena. Stasera al Cassero leggerà brani di “Indignatevi” e “Impegnatevi” di Stephen Hessel, l’ispiratore del movimento degli Indignados, “Odio gli indifferenti”, il testo del 1917 di Antonio Gramsci, “Indignarsi non basta” di Giorgio Bocca: una lezione di resistenza o di memoria, fresca di giornata, perché del giorno in corso va a commentare i fatti più rilevanti, chiamando a raccolta le persone e guardandole negli occhi.

Ha ancora senso parlare di antifascismo oggi? La risposta di Ilari è sì. «Questo spettacolo nasce da un episodio - dice - avvenuto qualche tempo fa nella mia città, Parma». Ilari era a pranzo per strada, alla festa dei commercianti. Il presidente della circoscrizione aveva vietato a Casa Pound di mettere fuori il loro banchetto. Ma in quelle vie intitolate ai partigiani, i ragazzi di Casa Pound c’erano lo stesso. «Avevano ottenuto l’autorizzazione da parte della questura - dice - e quando me li sono trovati di fronte, con le teste rasate e la scritta “Sangue rosso, cuore nero” sulle magliette, ho provato un moto di ribellione sanguigna che ho cercato poi di trasformare in uno spettacolo teatrale. Per me quella è stata davvero una scena di pura fantascienza». In quell’occasione Ilari se la prese anche con i carabinieri e la polizia intervenuti. «Brandivano i manganelli contro di noi- ricorda - ho soltanto detto loro che dovevano difendere la legalità e non stare dalla parte di chi invece non la rispetta». Un episodio che ha segnato non soltanto l’attore ma che racconta i nostri tempi. «Tempi nei quali va di moda il revisionismo - dice - nei quali c’è ancora bisogno di difendere quelle scelte che sono state fatte sessant’anni fa e che dovrebbero essere ormai date». E invece, la realtà fotografata da Ilari è ben diversa. Svegliare le coscienze, il suo intento, attraverso le parole di Gramsci, di Ulivi, di Hessel, di don primo Mazzolari. «Cerco sempre di tastare il polso alla gente a partire dalla politica - dice - ma la cosa peggiore che sta succedendo è che anche quando una persona è con l’acqua alla gola, su questi temi cambia discorso». E invece, il sacrificio dell’amico di Ilari preso dai fascisti e fucilati dai tedeschi, il babbo e il fratello picchiati, valgono bene una serata a teatro ad ascoltare parole scritte per la libertà di un paese. «Che oggi vive in una sorta di dittatura democratica - aggiunge - dove a persone come il nostro primo sindaco Ferrari, che andava in tram per parlare con la gente sono seguite giunte e sindaci che hanno svuotato le casse del Comune». Non a caso, Parma, è guidata da un commissario.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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