Il Tirreno

Grosseto

Commercio in città giorni difficili «Ci salva la qualità»

di Paola Villani
Commercio in città giorni difficili «Ci salva la qualità»

Viaggio fra i negozianti: resta in piedi chi non deve pagare l’affitto. E i figli non sono intenzionati a continuare

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FOLLONICA. «La professionalità in questo momento è l’unica cosa che ci salva». Da cinquanta, sessanta, qualcuno anche da settanta, anni, gestiscono i loro negozi nel centro di Follonica.

Insegne che fanno parte della storia della città del Golfo, negozianti conosciuti da tutti, perché loro rappresentano l’anima follonichese del commercio passato ma anche futuro, contando sulle nuove generazioni. Da quando hanno aperto le loro attività ne è trascorso di tempo, la realtà prima era molto differente da adesso, quando si riesce ad andare avanti grazie a quello che si è riusciti a costruire prima altrimenti non resterebbe che chiudere i battenti. Prima si puntava a costruirsi un capitale. Ora si pensa ad arrivare a fine mese. «All’inizio qui si vedevano sacchi di fagioli, di grano e di altri generi alimentari» racconta Renzo Marrini, proprietario dell’omonima gastronomia in via Bicocchi, aperta dal 1937.

«I nostri clienti pagavano con il libretto, noi segnavamo quello che prendevano e a fine mese poi venivano a portare i soldi. E pagavano sempre, magari in ritardo, ma saldavano sempre i loro debiti. Ora è tutto cambiato, adesso abbiamo scelto di puntare sulla qualità: abbiamo il nostro giro di habitué che si fidano di noi. Non puoi, in questo periodo, buttarti nella massa, altrimenti non riesci a tirare avanti. Certo è che viviamo del riflesso di ciò che abbiamo realizzato in passato».

Concetti simili arrivano da una delle proprietarie della gioielleria Bracci, attività che aprì nel lontano 1926 sempre in via Bicocchi e che conta su una tradizione familiare che la rende unica nel suo genere. I nonni di Claudia e Primo Bracci aprirono il negozio che poi passò ai genitori e adesso a loro. «Riusciamo a continuare ad andare avanti grazie alla fiducia conquistata con il passare degli anni – spiega Claudia –. Noi lavoriamo con i follonichesi, di turisti ne vediamo pochi, anche perché siamo defilati dalla classica passeggiata di via Roma. Secondo me oggi vince la professionalità e la cura del cliente: chi entra in un negozio deve sapere che al di là del banco c’è qualcuno di cui ha fiducia». Il segreto del successo è l’impegno quotidiano insomma. «I miei nonni, nei primi anni del ‘900, venivano a Follonica d’inverno per vendere le scarpe agli operai dell’Ilva, poi d’estate se ne andavano per paura di prendere la malaria». Un altro racconto di vita racchiuso nelle quattro mura del negozio di scarpe Comparini, in via Roma. «Poi dai miei nonni passò ai miei genitori ed adesso ci siamo io e mia moglie», racconta Renzo Samola, proprietario dell’attività. «Lo sa come diciamo noi? Prima dell’invasione dei barbari stavamo molto meglio: continuiamo ad aprire perché non abbiamo grandi spese, ma se dovessimo pagare l’affitto avremmo chiuso già da un po’. Si lavora solo per arrivare a fine mese». E dopo di loro chi prenderà in mano le redini dell’attività. «Della famiglia nessuno, se troveremo da vendere cederemo il negozio», conclude. E poi la tradizione del mercato coperto: la struttura quest’anno festeggia i suoi primi 50 anni. Beppe e Virginio tutte le mattine all’alba sono dietro i loro banchetti. «A parte la crisi non c’è ricambio, i giovani non si alzano più alle 4 per andare a lavorare», racconta Beppe Frolli, proprietario della storica macelleria. «In questi anni di promesse per migliorare la struttura del mercato ne ho sentite parecchie, ma poi nessuno ha fatto mai nulla. Si sono dimenticati di noi, anzi a giugno scadono pure i nostri contratti di concessione con il Comune», racconta Virginio Riparbelli della pescheria Pallino. Accanto al box del pesce, c’è un cartello appeso dietro al banco di un macellaio: «La crisi è finita, ora comincia la miseria!».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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