Il Tirreno

Grosseto

Scommessa vinta dagli allibratori

di Alfredo Faetti
Scommessa vinta dagli allibratori

Messi fuori dall’ippodromo del Casalone dopo la scadenza della loro licenza: il Tar dà loro ragione, possono lavorare

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GROSSETO. Mai dare per scontata una scommessa: un buon giocatore lo sa. Figuriamoci un allibratore. Ad esempio, capita che due maghi delle quote, a cui è stata negata la licenza per il Casalone di Grosseto, riescano a battere i monopoli di Stato. C’è voluto il ricorso ad uno studio legale, nonché al sindacato di categoria, per riuscire a strappare la vittoria, ma alla fine Riccardo Ferrati e Giovanni Fili si sono assicurati la loro presenza ai tornelli dell’ippodromo per la stagione estiva, armati di taccuino e di passione. E ce ne vuole molta di quest’ultima, visti i tempi che corrono. «È dal ’69 che vengo a Grosseto alle corse» racconta il primo. L’allibratore ieri era a Pisa a bordo pista quando gli chiediamo di raccontarci la vicenda. «Sta partendo la corsa, può chiamarmi dopo?» e attacca. Sarà Selknam, il favorito, a battere tutti sul palo. Ferrati salda le scommesse fatte e poi parte dall’inizio. «Fino al 2000 le concessioni per gli allibratori andavano in base ad un bando annuale, poi l’Unire (l’ente che gestisce le corse ippiche) non li ha più emessi».

E per non far decadere le concessioni, si è dato il via ad un regime transitorio: solo chi era già titolare poteva continuare a fare l’allibratore. Così sono trascorsi gli anni, fino ad oggi, quando «l’Aams (amministrazione autonoma monopoli di Stato) ha detto che questo regime non era più valido» spiega Ferrati. Una novità che ha trovato diverse applicazioni in base alle sedi d’ippodromo. «A Pisa, Firenze, Bologna e Milano le questure concedevano il rinnovo automatico delle concessioni, mentre da altre parti veniva fatta richiesta all’Aams». Tra quest’ultime c’è anche quella di Grosseto che, ricevuta la bocciatura da parte dei monopoli, ha negato il rinnovo della concessione per l’ippodromo cittadino a Ferrati e Fili.

Entrambi si sono rivolti ad uno studio legale di Firenze, per fare ricorso al Tar contro la questura di Grosseto e l’Aams, e mercoledì il tribunale gli ha dato ragione.

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