La manifestazione
Poste, dopo l’ufficio via pure la cassetta
A Cana (Roccalbegna) non si possono più inviare lettere Paese in rivolta: «Che ne sanno i politici dei nostri sacrifici?»
ROCCALBEGNA. Nella piccola frazione di Cana, a Roccalbegna, colpita negli ultimi giorni dalla chiusura dell’ufficio postale, non ci si dà pace. A nulla sono servite le proteste della comunità, a nulla la manifestazione della popolazione con la presenza di sindaco, parroco e addirittura carabinieri. L’ufficio, aperto un solo giorno a settimana è stato chiuso. E non basta.
Beffa nella beffa, e cosa con cui i cittadini non avevano fatto immediatamente i conti, è anche l’eliminazione della cassetta della posta. Dove era la buca per impostare, oggi ci sono i sigilli. A Cana, insomma, non si può neppure più imbucare una lettera.
«Ci hanno messo i sigilli - si lamenta, a nome di tutti gli abitanti, Ido Rino Bellucci - e ci dobbiamo raccomandare a destra e a sinistra perché qualcuno ci imbuchi la corrispondenza a Roccalbegna. Un disagio enorme. Abbiamo anche chiesto se il postino che viene qualche volta a portarci la corrispondenza, poteva prendere le nostre lettere. Ma non è nei suoi compiti e non possiamo usare questo canale».
La chiusura dell’ufficio postale di Cana, prosegue il signor Bellucci, «ha creato prevedibili ed enormi disagi per la popolazione e soprattutto per i pensionati, in special modo per gli ultra ottantenni, magari senza patente o che non sono più in grado di guidare per l’età avanzata. Difficoltà che non si possono tollerare, specie per quelli che vivono nelle campagne e che nei mesi di pioggia, con i fiumi in piena, devono cambiare strada per raggiungere Roccalbegna, allungando il percorso di 30-40 chilometri. Tutto questo non è giusto, perché la posta che ci porta gli avvisi di pagamento di tasse e gabelle, quella sì, in un modo o nell’altro, arriva, eccome!».
I pensionati di Cana hanno lavorato nelle cave, nelle fornaci e nella miniera. «E ora - lamenta Bellucci - è stata tolta loro pure la soddisfazione di andare a riscuotere di persona la loro misera e sudatissima pensione. Certo, chi non conosce la miniera non può capire i grandi sacrifici fatti per sopravvivere. Dalle scrivanie dei dirigenti provinciali, regionali, nazionali tutto questo viene valutato oppure no? Si agisce e basta e istituzioni, gli organi di stato dove sono? Dai nostri onorevoli deputati non si è sentita la voce come non si è sentita la voce delle associazioni artigiane, commercianti, agricoltori e sindacati. Quella dei politici la sentiremo senz’altro, nel 2013. Come nei grandi centri anche nei piccoli paesi è di pari valore il voto che verranno a chiedere e che serve per assommare e avere il contributo dello Stato speso come ormai tutti sappiamo».
«Sarebbe meglio - incalza Bellucci - usare il nostro denaro per i servizi sociali indispensabili, denaro preso anche dai paesi che sono stati depredati di tutti i servizi. Chiedere un giorno di apertura dell’ufficio postale a Cana, come in tanti altri paesi, non è chiedere troppo ma avere quello che tutti i cittadini meritano e spetta loro di diritto. Chiedere di trovare una cassetta della posta nel paese dove si abita, se pur con soli 300 abitanti, è una questione di civiltà».
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