Il Tirreno

Grosseto

Canone pazzo, la rabbia degli abbonati

di Francesca Ferri
Canone pazzo, la rabbia degli abbonati

Piovono richieste di pagamento a chi ha già saldato la tassa della tv e solo ieri si poteva reclamare a voce. È stato il caos

4 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. «A gennaio ho pagato regolarmente il canone, 112 euro. Eppure qui la Rai mi ha scritto che l’abbonamento non risulta rinnovato e che devo pagare di nuovo. Ma stiamo scherzando?». Il corridoio dell’Agenzia delle Entrate di Grosseto era una fossa di leoni inferociti, ieri mattina, con ricevute di versamenti postali e certificati anagrafici al posto delle zanne ma la stessa rabbia in corpo. Perché anche pagare il canone, a quanto pare, è diventato un duello all’ultimo sangue.

Decine e decine di abbonati Rai, nonostante abbiano regolarmente saldato la tassa sul possesso del televisore che scadeva il 31 gennaio scorso, hanno ricevuto avvisi di mancato pagamento. Sono corsi dunque ieri mattina all’Agenzia delle Entrate per parlare con un’addetta inviata dalla Direzione abbonamenti di Firenze. E guai ad arrivare tardi: ieri, infatti, era una delle uniche 4 mattinate dell’anno – quattro in un anno, avete letto bene – nelle quali Mamma Rai ascolta, a Grosseto, i suoi “figli” dal vivo (il prossimo appuntamento, per chi ieri non ha retto, sarà solo il 21 giugno).

Per il resto dei dodici mesi, qualsiasi problema salti fuori con la fatturazione del canone va discusso al telefono, chiamando un call center che – dicono i presenti – non risponde mai. E di problemi, a giudicare dalla calca che ieri ha intasato il corridoio davanti alla stanza 14, pare essercene molti e piuttosto gravi, visto che qualcuno si è messo in fila fin dalle 9 di mattina (gli incontri iniziavano alle 10 e finivano alle 12.30) e dopo un’ora e mezza ancora aspettava ancora il suo turno.

Le grane di Bruno con la Rai durano da cinque anni, perché l’azienda non ha ancora capito che lui e la moglie, titolari di un abbonamento, vivono con la suocera, anche lei in passato titolare di un abbonamento che però, con la riunione della famiglia, non ha più ragione di esistere. «Questa cosa del doppio canone non l’hanno mai risolta», spiega imbufalito e stanco. Alla fine anche nel suo caso la spiegazione arriva: sul certificato anagrafico il Comune ha sbagliato l’anno della riunione della famiglia, posticipandolo al 2008. Questione risolta, ma nervi a pezzi e voglia di spegnere la tv per sempre.

I minuti passano, così i quarti d’ora, ma la coda cresce sempre di più. Ed è sempre più agitata. C’è chi ha bisogno di andare in bagno, si allontana, e quando torna deve rifare tutta la trafila; chi, come la signora Graziella, si è sentita male, è dovuta tornare a casa a farsi un’iniezione, c’ha riprovato ma è crollata. Piange, questa donnona in là con gli anni, seduta in un angolo. «Basta, me ne vado», si arrende alla fine. «Che devo fare? Pagherò alla Gerit».

È mezzogiorno e Sara, col suo pancione di 9 mesi, aspetta dalle 9.45. «Se non mi sbrigo glielo faccio lì», scherza. Ma anche nel suo caso c’è poco da scherzare. Sara è tornata a vivere con la nonna. E, come altri abbonati, si è vista chiedere il doppio canone. «La prima volta che mi hanno fatto questa richiesta ho inviato il cartellino apposito per segnalare che la situazione era a posto, ma non hanno capito. Poi ho telefonato, e anche qui non è servito a niente. Per questo sono qui, e ho portato anche mia nonna». Due generazioni, e una terza in arrivo, per pagare una tassa sulla televisione. Ma Sara non è troppo fiduciosa. «L’abbonamento continua ad essere intestato a mio nonno che è morto nel 1998. E non c’è stato verso di farcelo cambiare».

C’è gente che viene da Pitigliano, da Scansano, e si è fatta cinquanta chilometri per Mamma Rai. Edith e Giulio, però, battono il record. Loro arrivano dalla Germania e sono tornati apposta in Maremma per sistemare la questione del canone della loro ex casa di Porto Santo Stefano, e altre grane con luce, gas e Motorizzazione. «La casa all’Argentario l’abbiamo venduta ottobre - spiega Edith - e abbiamo scritto una raccomandata alla Rai per disdire il canone. Ma c’è arrivata lo stesso la richiesta di pagamento e né col call center, né con l’email, neanche col fax abbiamo potuto comunicare con qualcuno».

Mille chilometri dopo, marito e moglie sono quasi arrivati alla meta, ma Edith si guarda intorno spaesata. «Per una cosa così in Germania ci sarebbe la guerra civile - spiega - e mi chiedo perché i cittadini italiani debbano venire trattati così. Ma la dignità dell’uomo, mi chiedo, dov’è finita?».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa