Il Tirreno

Grosseto

Assoluzioni per Mare Sì La procura non ci sta

di Paola Villani

Ricorso in cassazione contro la sentenza emessa dal Tribunale di Grosseto I presidenti della cooperativa proprietaria erano accusati di lottizzazione abusiva

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FOLLONICA. L’assoluzione dei vertici della Mare Sì non soddisfa la Procura grossetana. Il pm Alessandro Leopizzi ha promosso il ricorso in Cassazione alla sentenza del Tribunale di Grosseto (del 22 dicembre 2011), con la quale Ottavio Verdi (dal 2006 a oggi presidente della cooperativa Mare Sì) e Maurizio Silvano (sino al 2006 a capo sempre dello stesso gruppo) sono stati assolti del reato penale di lottizzazione abusiva.

Quello che veniva impugnato allora e ciò che viene contestato oggi dal sostituto procuratore è che in assenza di permesso di costruire (in veste di presidenti della cooperativa proprietaria del bene) hanno realizzato una lottizzazione abusiva di terreni edificabili, cambiando la destinazione d’uso di unità abitative destinate a una funzione turistico alberghiera, in immobili utilizzati come vere e proprie residenze private.

Il sindaco Eleonora Baldi, spesso definisce quella struttura un “condominio”: ed è proprio quello il reato di cui si è occupato il tribunale grossetano e che adesso passa alla Cassazione.

Invece di gestire in modo unitario l’intero villaggio, si è “frazionato in singoli appartamenti che poi sono stati ceduti a privati”, così riporta la documentazione della Procura di Grosseto. Il 22 dicembre scorso il giudice del Tribunale grossetano Giovanni Puliatti aveva prosciolto (con formula dubitativa e quindi non in maniera totale) entrambi gli imputati perché in ultima analisi «non si può escludere che i due abbiano agito al fine consapevole di violare la norma, ma solo allo scopo di gestire al meglio una situazione poco governabile».

Esiste quindi un margine di dubbio sulle loro azioni, scaturite forse dall’ambiguità del progetto nel suo complesso perché, si legge ancora nella sentenza «da un lato si tendeva proprio alla specifica attività economica, corrispondente gli intendimenti delle autorità, dall’altro però era preso di mira il lucro economico rappresentato dalla vendita ai singoli di unità abitative, costruite laddove non sarebbe mai stato ottenuto un titolo abitativa e per di più soggette a minori oneri». Quelle case costavano molto meno rispetto al mercato immobiliare relativo a Pratoranieri e quindi sembravano un affare da non perdere per tutti quelli che avevano un piccolo capitale da parte e volevano comprare un appartamento al mare. La sentenza di assoluzione non convince il magistrato che rimanda la questione in Cassazione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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