Il Tirreno

Grosseto

BIOGAS, ORA SI CERCHI LA SOLUZIONE

DI GIANNI MATTIOLI (*)

di GIANNI MATTIOLI* I. n questi ultimi anni, a fronte delle emergenze dei cambiamenti climatici e della geopolitica sanguinosa dell'energia, si è molto lavorato alla Sapienza, nel Centro di ricerca...

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di GIANNI MATTIOLI*

I. n questi ultimi anni, a fronte delle emergenze dei cambiamenti climatici e della geopolitica sanguinosa dell'energia, si è molto lavorato alla Sapienza, nel Centro di ricerca per le tecnologie per l'ambiente, proprio nel settore della produzione di biogas. In particolare, sono stati esaminati progetti per l'utilizzazione di colture infestanti. Dunque nessun pregiudizio verso questi progetti. È tuttavia necessario che la localizzazione e la gestione di questi impianti non confligga in modo distruttivo con altri valori che caratterizzano il territorio.

Mi sembra che sia questo il caso dell'impianto che la Sacra intende realizzare nella piana di Capalbio, utilizzando le colture prodotte nell'area di sua proprietà ed altri materiali di altra provenienza. È legittimo che la società, tra i vari possibili modi in cui il progetto poteva essere definito, abbia prescelto quello più conveniente dal punto di vista della sua valutazione, ma risulta evidente il conflitto che si apre così con un bene comune come il celebrato paesaggio capalbiese e, molto concretamente, con le attività turistiche che danno a questi cittadini benessere e occupazione.

Lo studio del progetto mostra un insediamento che per le sue dimensioni, i trasporti di raccolto e di digestato, le strutture proprie della produzione di elettricità trasformerebbero quello spazio in un vero e proprio sito industriale. Non mi soffermo sulle emissioni associate ai trasporti e al loro effetto sulla integrità biologica delle colture attraversate o quanto possa essere compatibile il frastuono (valutato in modo improprio dallo studio di incidenza) e il traffico in generale con la localizzazione di un'oasi faunistica, ma anche con la tranquillità richiesta dal turista. A questo proposito, ho già avuto modo di esprimere il mio stupore al Wwf per la sua posizione.

Il decollo della produzione di energia da fonti rinnovabili sta avvenendo in Italia in modo tardivo, che coglie impreparate le istituzioni nazionali e locali che appaiono incapaci a dare una solida disciplina non solo dal punto di vista degli incentivi, ma anche delle localizzazioni appropriate: seguono da ciò pale eoliche senza vento, colline coperte di fotovoltaico, quando appropriate superfici sarebbero disponibili. Con il risultato dello scatenarsi della furbizia italica anche su questo capitolo nuovo della Green economy, le cui motivazioni nascono in definitiva dalla necessità della salvaguardia di un bene comune, l'ambiente. Apprezzo il coraggio dei cittadini e del sindaco Bellumori – e mi sarei aspettato una maggiore attenzione da parte della Provincia – e dei cittadini che si oppongono ad un avversario potente per risorse e per relazioni. Mentre Sacra chiede risarcimento per una perdita di immagine che, prima di imputare ad altri, dovrebbe assegnare ai propri comportamenti.

Dopo aver salvato Capalbio dal nucleare, si attacca di nuovo l'inestimabile bellezza di questa terra e il benessere che ne deriva. Fra Davide e Golia si sa come andò a finire. Non sarebbe meglio, invece di scegliere il “muro contro muro” cercare con la popolazione giustamente preoccupata per il suo futuro una soluzione adeguata?

*Presidenza Unesco Des

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