Il Tirreno

Grosseto

Questa pazza burocrazia: per 6 centesimi serve l’atto

di Francesca Ferri
Questa pazza burocrazia: per 6 centesimi serve l’atto

L’aumento dell’Iva obbliga il Comune di Magliano a rivedere la fattura a un legale Sono pochi spiccioli ma la pratica deve passare 3 uffici. Il sindaco: «Cervellotico»

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MAGLIANO. Una determinazione del settore amministrativo, un passaggio in ragioneria, il visto di regolarità contabile, il certificato di pubblicazione, tre firme in calce, affissione all’albo. Il tutto – udite udite – per pagare a un avvocato 0,06 euro, altrimenti detti 6 centesimi.

Le vie della burocrazia sono infinite, ma soprattutto creative e di certo più tortuose delle curve su per le colline di Magliano, dove l’aumento dell’Iva dal 20 al 21 per cento, introdotto lo scorso autunno, ha portato un po’ di trambusto nei calcoli dei compensi per i professionisti che, a vario titolo, hanno lavorato per l’ente.

Le fatture di pagamento ancora da saldare quando il governo ha deciso il ritocco all’insù dell’imposta sul valore aggiunto, infatti, sono dovute ritornare sulle scrivanie di funzionari e contabili comunali perché si ricalcolasse l’importo esatto alla luce dell’inatteso aumento. Grossi pagamenti, come aritmetica impone, hanno portato a grossi ritocchi; piccoli pagamenti, a piccoli ritocchi. In un caso, minuscoli.

Come è successo, appunto a Magliano, per il compenso all’avvocato Bruno Leporatti. Che prima di essere ingaggiato dal comandante Schettino nella sua difesa sul naufragio della Concordia, aveva svolto, tra gli altri incarichi, tutela legale per il Comune di Magliano. «Cose legate a infrazioni del codice della strada che risalgono a un paio di anni fa», spiegano al Comune. Nel frattempo l’Iva è aumentata di un punto percentuale «e quindi - spiegano al Comune - abbiamo dovuto rifare i calcoli. Perché, finché manca anche solo un millesimo, la fattura non può essere chiusa e non si può fare il pagamento. E ci sono cinque o sei casi di microimporti tra i 2 ai 6 euro».

Sessanta centesimi, però, è un vero record, un esempio perfetto di come il sacrosanto principio di pagare le tasse venga seguito alla lettera dagli enti, anche a costo di rimetterci o di inciampare in qualche grottesco effetto collaterale.

Per far incassare allo Stato quello “zero-virgola-zero-sei” euro, infatti, il Comune di Magliano ha speso, cronometro alla mano, «dieci o quindici minuti per ricalcolare l’importo e scrivere la determinazione - spiegano dal Comune - tre o quattro minuti per il passaggio in ragioneria e altri tre minuti per la pubblicazione sull’albo». Tempo giustamente conteggiato nella busta paga dei dipendenti ma (forse ingiustamente) strappato ad altre più urgenti mansioni.

«Questo caso rende bene l’idea di quanto sia cervellotica l’amministrazione», spiega il sindaco di Magliano, Giampiero Tofanelli. «Ma d’altronde, se è un obbligo di legge, per quanto il caso possa sembrare bizzarro, è così».

Ma non è finita. Salvo interventi dell’ultimo minuto, da ottobre l’Iva salirà di nuovo, dal 21 al 23 per cento. A Magliano, come negli altri enti, si stanno già preparando, ma purtroppo non basterà avere a portata di mano solo il portamonete. Serviranno la determinazione, la ragioneria, il contabile, le firme...

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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