La Cia ancora contro l’Imu «Iniqua per l’agricoltura»
GROSSETO. La Cia è ancora in prima fila per chiedere modifiche all’Imu. «L’impatto dell'Imu – dice il presidente Enrico Rabazzi – sulle aziende agricole toscane, anche considerando le ultime...
GROSSETO. La Cia è ancora in prima fila per chiedere modifiche all’Imu. «L’impatto dell'Imu – dice il presidente Enrico Rabazzi – sulle aziende agricole toscane, anche considerando le ultime modifiche, potrebbe portare ad un aumento dei costi per azienda da 1.000 a 4.000 euro/annui, a seconda della tipologia dei fabbricati strumentali. Vanno esclusi dal campo di applicazione dell'imposta i fabbricati strumentali adibiti a rimessa attrezzi, magazzini, fienili, cantine, stalle, capanne, pollai. L'iniquità della norma sta anche nell'inclusione del gettito fiscale derivante dall'imposizione dell'Imu sui fabbricati rurali adibiti ad abitazione quali fossero comuni civili abitazioni, non computando il carico fiscale da essi derivanti al tetto di entrate attribuite al mondo agricolo». Ne escono maggiormente appesantite proprio le piccole e medie imprese e quei territori con una maglia poderale più sviluppata. «Se si vogliono considerare le case rurali quali comuni civili abitazioni, allora è giusto riconoscere ai territori rurali tutti quei benefici e servizi riservati alle aree urbane, dalla viabilità ai servizi sociali» conclude Rabazzi.
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