Sicurezza
Pensione ricalcolata L’Inps vuole indietro ben ventimila euro
Il dramma di un 82enne che si è ritirato dal lavoro nel 1995 «Assurdo farmi pagare a così tanti anni di distanza»
GROSSETO. Si è stropicciato gli occhi quando ha aperto la raccomandata: l’Inps gli chiede ben ventimila euro, ha ricevuto ratei di pensione in eccesso. «A seguito delle revisioni delle operazioni di calcolo, è risultato che l’importo della pensione spetta in misura inferiore a quella corrisposta». Si è stropicciato gli occhi e poi si è chiesto: «Ma io che c’entro? I calcoli della pensione li ha fatti l’Inps, non io. E a tutte le incombenze aveva pensato il patronato Inas?».
Si rivolgerà al sindacato e a un avvocato il pensionato di 82 anni (già cuoco per la Asl e già artigiano lavagista - riceve le pensioni da Inpdap e Inps, 1.100 euro in tutto) che poche settimane fa ha ricevuto quella lettera che riapre un discorso chiuso addirittura 17 anni fa, nel 1995, data del ritiro dal lavoro. Una lettera che ha gettato nello sconforto l’uomo, tra l’altro con vari problemi di salute, beneficiario di un assegno di accompagnamento perché invalido al cento per cento e anche seguito da una badante. La richiesta fa riferimento al solo periodo 2002-2012 (verosimilmente i 7 anni precedenti sono “prescritti”) e intima il pagamento entro un mese. A rate (ben 390 euro ciascuna) o sotto altra forma da concordare con gli uffici. «Ma a 17 anni di distanza possibile che non si possa avere certezza della pensione?»
Cosa è accaduto? La vicenda dovrebbe essere emersa dai controlli incrociati di Inps, Inpdap e Agenzia delle entrate. Tutto partirebbe dalle dichiarazioni del 1995, tra l’altro già oggetto di una prima revisione, proprio nel 2002: all’epoca, ottobre, il pensionato ricevette una “comunicazione di riliquidazione” in cui si informava di un debito di poco più di 432 euro, conseguente al ricalcolo proprio dal 1995. «Ma non era quello il momento di conteggiare tutto per bene da lì in poi? - chiede il pensionato - Perché invece l’Inps ha continuato a darmi più soldi di quanti invece adesso, e solo adesso, mi si dice che avevo diritto?».
L’errore - se errore è stato - si è perpetuato negli anni e adesso, improvvisamente, il pensionato vede vacillare tutte le sue certezze. La pensione Inpdap ammonta a 900 euro, quella Inps a 250. Quest’ultima, ricalcolata, sarebbe oggi di 104 euro. La moglie percepisce una piccola pensione di invalidità. «All’Inps sono stati gentili e mi hanno più o meno spiegato tutto - osserva l’ultraottuagenario - Ma la cosa non mi convince lo stesso. Tra l’altro, ammettiamo che rateizzi questi 19.917,88 euro con quei 390 euro al mese che mi sono stati proposti: ma quanti anni impiegherei? Io ne ho già 82...». E l’ulteriore risvolto della medaglia è che il debito finirebbe per dover essere coperto dagli eredi.
«Chi ha fatto l’errore non lo so - conclude il pensionato - non mi interessa e a distanza di 17 anni non credo nemmeno sia possibile andare a cercare qualcuno. Ma è assurdo farmi pagare adesso, dopo tutto questo tempo. Io tra l’altro ho sempre dichiarato tutto. Comunque per ora non pago, anche perché senza quei soldi non riuscirei nemmeno a mangiare. Ho parlato con il sindacato e nei prossimi giorni andrò da un avvocato».
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