La manifestazione
Massa Marittima rende onore al partigiano
Enrico Filippi fu ucciso dai nazifascisti nel 1944: dopo 68 anni il Comune gli intitola un “pezzo” di città
MASSA MARITTIMA. Sono passati 68 anni da quando un proiettile di marca fascista lo ha colpito alla schiena, uccidendolo.
«Finalmente si sono ricordati di lui», racconta la figlia maggiore, Floriana. «Ai suoi amici, che facevano parte della stessa brigata, hanno già intitolata una via in città. E ora anche mio padre avrà lo stesso riconoscimento, visto che ha dato il sangue come gli altri».
Il Comune di Massa Marittima infatti ha inviato la richiesta alla Prefettura, come da prassi, per intitolare un’area cittadina a Enrico Filippi, partigiano.
Martedì 24 aprile, al teatro Goldoni, si terrà la cerimonia e il giorno dopo, il 25 aprile, quello della Liberazione, sarà affissa una targa sul muro. E il caso vuole che il suo nome venga di nuovo collegato con la sua storia.
Già perché, ironia della sorte, la targa verrà appesa in via Balilla. Nessun messaggio trasversale, né una scelta casuale. In quella via Enrico è nato e cresciuto, per quanto tristemente breve sia stata la sua vita, interrotta a 33 anni durante una “rastrellata” fascista nei poderi alla ricerca di partigiani.
A lui verrà intitolata l’area, in pratica un parcheggio, che si incastra tra via Balilla e via XX Settembre.
«Sono felice», dice commossa la figlia. Il Comune, per la verità, era andato a bussare alla sua porta diversi anni fa per chiedere il suo consenso all’intitolazione. Ma la pratica, raccolta l’approvazione della famiglia, è finita nell’imbuto degli iter burocratici, arenandosi e passando spesso in secondo piano. Ora però, grazie anche all’interessamento dell’Anpi, tutto è pronto per commemorare il partigiano Filippi, membro delle terza brigata Garibaldi “Camicia Rossa”, poi confluita nel settimo raggruppamento Monte Amiata.
«I suoi compagni massetani hanno una via intitolata ormai da diversi anni. Mancava soltanto lui», spiega Floriana.
Del resto, la storia di Enrico è un’immagine rappresentativa della lotta all’occupazione nazifascista.
Venuto al mondo nel 1911, da una famiglia contadina, il massetano ha lavorato sin dalla primissima gioventù come minatore. Entra a far parte del nucleo partigiano di Massa Marittima non appena viene formato dagli oppositori al regime. Inizia così la vita nella macchia, fino ad approdare nella Brigata Garibaldi.
Un episodio significativo è nell’autunno del 1943, quando Enrico fa visita alla figlia minore all’ospedale Sant’Andrea, ricoverata per un incidente domestico.
Ad attenderlo nella sua abitazione in via Balilla però ci sono dalle spie naziste, che lo catturano e lo portano in caserma per interrogarlo.
È un carabiniere, sembra, a risolvere la situazione: il militare infatti prima si fa consegnare di nascosto la pistola dal partigiano e poi convince i tedeschi, visto che dalla perquisizione Enrico Filippi risulta disarmato, della sua innocenza.
Ma il 18 marzo del 1944 il destino non concede un secondo regalo e in un pattugliamento fascista Enrico viene colpito alla schiena da un colpo di pistola, che gli trafora un polmone.
Muore dopo una notte di agonia all’ospedale, lasciando sua moglie Avenia e le tre figlie Floriana, Maria Franca e Anna.
Oggi riposa nel cimitero di Massa Marittima, non lontano dalla tomba di Norma Parenti. Ma il suo nome non resterà soltanto sulla lapide: sarà impresso anche nelle vie della città, nelle stesse in cui è nato e in cui ha combattuto per la libertà dai tedeschi. (a.f.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google