Il Tirreno

Grosseto

«Davanti alla discoteca un attacco in due riprese»

di Claudia Della Verde

Parlano alcuni dei testimoni dell’aggressione della domenica di Pasqua Urla, sassi, cinture e bottiglie di vetro. «Uno dei romani aveva 16 anni»

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PORTO ERCOLE. É ancora alta l'attenzione sulla vicenda che vide coinvolti, nella nottata della domenica pasquale, fuori dal King's club di Cala Galera, una quarantina di giovani tra locali e vacanzieri romani. La tensione, a una settimana dall'accaduto, non è affatto scemata.

E mentre i carabinieri della Compagnia di Orbetello continuano ad indagare nel tentativo di reperire informazioni utili per svelare l'identità dei ragazzi armati all'uscita della discoteca, i giovani coinvolti, timidamente, invitano a parlare. «Mi sono trovato all'uscita del King's per raggiungere la navetta delle 4,10 - racconta un giovane cliente del locale - ed ho visto alcuni ragazzi che litigavano. Nulla di troppo strano fin qua, ma, mentre stavo per salire sul bus, ho sentito delle urla e ci siamo affacciati». Nel parcheggio sterrato della discoteca c'erano infatti i due gruppi: una sassaiola, una quarantina di persone che, secondo i testimoni, si erano schierati gli uni di fronte agli altri con cinture e bottiglie di vetro alla mano. «I capitolini hanno gettato a terra un nostro amico - prosegue - che, guardandoli in faccia si è stupito di avere di fronte ragazzi così giovani. Uno di loro gli ha anche detto di non aver compiuto ancora sedici anni. Andrea, un ragazzo che era con noi, è stato colpito con una coltellata alla gamba».

Cinque i giovani che si sono recati all'ospedale in quella notte; molti di più, secondo i presenti, quelli che son tornati a casa cercando di nascondere le ferite, per fortuna non gravi. Un episodio, a detta degli spettatori, che si è svolto a più riprese. Partita la navetta e trasportati i primi malcapitati all'ospedale di Orbetello, i reduci che sembravano momentaneamente placati, si sono invece riorganizzati per un nuovo “attacco”. Gli ultimi avventori del King's, usciti dal locale, si sono trovati di fronte a una nuova guerriglia. «Ho visto in lontananza delle sagome che ci correvano incontro - racconta un altro protagonista suo malgrado - mentre ero andato a prendere del ghiaccio per un ragazzo colpito con un bicchiere alla testa. Uno di loro aveva in mano una bottiglia di Keglevich, altri tiravano sassi. La strada, in quel momento, faceva da linea di separazione alle opposte fazioni. Quando hanno visto che cercavamo di reagire sono scappati, per poi tornare di nuovo, ma a quel punto i gestori della discoteca hanno chiuso i cancelli e ci hanno messo al riparo».

Dopo tanta violenza, la madre di uno dei due ragazzi gravemente feriti, Roberta Ancona, tiene a sottolineare di non voler inneggiare alla vendetta, ma di desiderare la verità e conoscere il motivo di tanta rabbia. «Non dobbiamo strumentalizzare la questione a livello politico - dice - gli estremismi, specialmente in un periodo di disinnamoramento delle istituzioni, non hanno colore. L'omertà non serve e non dobbiamo avere paura. Ho riscontrato molta solidarietà da parte di amici romani. Non ce l'ho con i forestieri e non voglio che arrivi un messaggio di odio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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