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Calci e pugni per avere l’auto In manette quattro macedoni

GROSSETO. Sono finiti in manette in quattro, tutti stranieri, tutti abitanti nella zona di Scansano. Sospettati di rapina per una questione relativa alla cessione di una Bmw 530 anche se poi il...

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GROSSETO. Sono finiti in manette in quattro, tutti stranieri, tutti abitanti nella zona di Scansano. Sospettati di rapina per una questione relativa alla cessione di una Bmw 530 anche se poi il giudice delle indagini preliminari ha derubricato il reato in esercizio arbitrario delle proprie ragioni con lesioni. Convalidato il provvedimento chiesto dal pm Maria Navarro, il giudice Montesarchio ha poi disposto l’obbligo di dimora per tutti: due abitano a Scansano, due a Pancole. Difesa Pellegrini.

Sono tutti macedoni i protagonisti di quanto avvenuto a Roselle nel pomeriggio di venerdì. Qui i quattro (hanno età comprese tra i 20 e i 30 anni e vivono facendo i taglialegna con lavori saltuari) avrebbero bloccato l’auto di un connazionale, abitante a Civitella Paganico, che stava tornando a casa. Lo avrebbero colpito con calci e pugni e si sarebbero poi allontanati con la stessa Bmw, raggiungendo le rispettive abitazioni.

La vittima, che ha avuto 10 giorni di guarigione per le lesioni riportate, aveva dato l’allarme chiamando i carabinieri di Alberese, cui si era già rivolto in passato. I militari, insieme ai colleghi della Compagnia di Pitigliano, li hanno raggiunti, identificati e arrestati.

Da chiarire le ragioni dell’aggressione. Sembra che all’origine del diverbio vi sia stata una permuta di auto. Uno dei quattro arrestati, tra l’altro, aveva lavorato alle dipendenze del connazionale aggredito. La controversia verteva anche sul fatto che l’auto non poteva marchiare perché gravata da un fermo amministrativo, poi rimosso perché l’importo era stato versato da uno dei quattro arrestati. Ma la vittima avrebbe riottenuto le chiavi e avrebbe poi temporeggiato per un disaccordo sul pagamento. A dare spiegazioni sono stati gli stessi macedoni, due dei quali sono stati ascoltati in carcere con l’ausilio di un interprete. (p.s.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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