Il Tirreno

Grosseto

Sei vigili urbani fanno causa al Comune

di Enrico Pizzi
Sei vigili urbani fanno causa al Comune

Assunti a tempo indeterminato più volte per 28 mesi totali e poi scaricati: «Siamo stati umiliati e penalizzati»

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GROSSETO. Da «State tranquilli» a «Siete terminati». In mezzo c'è la vicenda di 6 ex agenti della polizia municipale di Grosseto assunti più volte, a tempo determinato, e oggi lasciati a casa senza lavoro, costretti, per un ultimo tentativo di vedersi riconosciuto ciò che ritengono essere un loro diritto, a fare vertenza al Comune.

L'ultima udienza, davanti al giudice del lavoro Marco Mezzaluna è fissata per mercoledì prossimo e per l'11 luglio è attesa la sentenza.

Intanto, però, Piera Boaretto, Iacopo Cheli, Vincenzo Ferraro, Diego Morisco, Luana Narmucci e Antonio Rosati, i sei ex vigili in questione, hanno deciso di rendere pubblico il loro «enorme disagio, dovuto a un trattamento riservatoci dal Comune di Grosseto, che ci ha deluso, umiliato e penalizzato, sia dal punto di vista professionale che anche dal punto di vista umano».

Tutto comincia nel 2007

In 13, dopo una selezione, sono assunti a tempo determinato come agenti di polizia municipale per quattro mesi, dal 6 luglio al 5 novembre. Il contratto viene prorogato, senza interruzione, per altri 4 mesi, fino al 4 marzo del 2008.

«Al termine – scrivono – al comando, soddisfatti del lavoro che avevamo svolto, e per i buoni rapporti instaurati con i colleghi, ci hanno detto che ci avrebbero ripreso anche per la stagione successiva e che a breve ci sarebbe stato un concorso a tempo indeterminato che ci avrebbe dato la possibilità di instaurare un rapporto lavorativo e duraturo. In pratica ci hanno detto: “state tranquilli”!».

Nel 2008 nuovo concorso, con validità triennale, e nuova assunzione a tempo determinato per 5 mesi, dal primo maggio al 30 settembre, e in base allo stesso bando vengono assunti di nuovo nel 2009, dal 24 aprile al 23 settembre, e lo stesso avviene nel 2010, stesso periodo, con proroga di altri 5 mesi, fino al 23 febbraio 2011. In tutto, i sei agenti a tempo determinato collezionano 28 mesi di lavoro in divisa.

Arriva il concorso

Nel frattempo, nel 2009, il Comune aveva indetto il concorso per contratto a tempo indeterminato e, visto che si prevedeva una prova di preselezione, «per non essere penalizzati – scrivono i sei – abbiamo chiesto un incontro con il nostro assessore per chiedere di tenere in considerazione l’esonero dalla preselezione in quanto avevamo prestato servizio a tempo determinato per un certo periodo (a quell’epoca erano già 18 mesi), esonero adottato in altri Comuni italiani... La risposta è stata ancora una volta: “state tranquilli”!».

Dunque, «Fiduciosi delle rassicurazioni – scrivono i sei – quando è uscito il bando non lo abbiamo impugnato, ma alla prova di preselezione (quiz non inerenti alla materia d’esame) non siamo stati inclusi nei primi 100 e non siamo stati ammessi alla successiva prova d’esame».

Si è succeduto un nuovo colloquio, anche quello tranquillizzante, tanto che in effetti tra il 2010 e il 2011 viene rinnovato loro il contratto a tempo determinato e per 10 mesi, ma a fine contratto, a febbraio 2011, ancora la speranza di un nuovo tempo determinato «perché non potevano assumere altri agenti a tempo indeterminato a causa del patto di stabilità» e la speranza di raggiungere i 36 mesi per la stabilizzazione, ma alla richiesta, mai avvenuta in passato, di «restituire anche alcuni capi di vestiario ci siamo resi conto – dicono – che le promesse non rispecchiavano la realtà e abbiamo richiesto un appuntamento col sindaco già dal giorno successivo ma non ci ha mai ricevuti».

L’epilogo e la causa

Il resto è storia di carte bollate. Prima una raccomandata, il 6 aprile del 2011, per chiedere l'assunzione con precedenza. Nessuna risposta.

Poi una diffida dell'avvocato Giovanni D’Amato al Comune ad assumere personale a tempo determinato in violazione del diritto di precedenza. Infine, esaurita ogni speranza, il 29 luglio, tramite l’avvocato giuslavorista Sergio Galleano di Roma, la vertenza, e adesso l'attesa della decisione del giudice.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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