Sicurezza
Giorgi: «Ho mal digerito il no del Pd su Seccarecci»
Per la prima volta il consigliere parla da segretario provinciale del Psi: «Nei tre Comuni scelte diverse, ma più che le alleanze contano le persone»
GROSSETO. «La fase congressuale è finita, dobbiamo essere uniti. Ciò non vuol dire che non debbano esserci le critiche, però occorre raggiungere una sintesi politica». Francesco Giorgi, neo segretario provinciale del Psi, ha debuttato così ieri nel nuovo ruolo in occasione del primo direttivo del partito targato con il suo nome. Sintesi che però, proprio in occasione delle prossime amministrative, non sembra esser stata raggiunta.
Solo a Campagnatico siete con il Pd, e l'Api, a sostegno di Ricciardi. A Manciano appoggiate il sindaco uscente Mecarozzi che governava con una civica dal dna di centrodestra. A Pitigliano dopo lo “sgarbo” fatto dal Pd a Seccarecci avete ripiegato su Camilli, anche con il Pdl.
«Nei piccoli centri è difficile esprimere liste che denotino connotazioni partitiche univoche, conta di più la qualità delle persone. La lista di Mecarozzi non presenta più elementi riconducibili al Pdl ma è una civica di centro. Per quanto riguarda Seccarecci abbiamo vissuto molto male la mancata conferma. È una questione di correttezza nei rapporti tra partiti e ancora non so spiegarmi il comportamento del Pd».
Al congresso su 330 iscritti grossetani hanno presenziato in 170 e non è stata raggiunta una mozione unitaria: i big si sono divisi, anche quelli che nel capoluogo fanno parte della stessa maggioranza come Monaci e Lecci.
Si sente realmente il “segretario di tutti”?
«È fisiologico che non tutti gli aventi diritto vengano a votare. Vorrei però sottolineare che proprio in questi ultimi mesi, nonostante le fibrillazioni, a livello provinciale siamo passati da 267 a 614 iscritti. La differenza tra le due mozioni era nel metodo più che nei programmi: la nostra priorità era la riorganizzazione del partito, gli altri chiedevano di concentrarsi sulle tematiche “esterne”».
Non può negare anche qualche contrasto personale, ad esempio sull'ex segretario Toscano.
«La base chiedeva maggiore collegialità, la sua segreteria era troppo monocratica. Ma con i firmatari dell'altra mozione, come ad esempio Lecci, il rapporto è sereno grazie anche al suo equilibrio istituzionale».
Dopo Tei, non correte il rischio di perdere qualche altro pezzo da novanta?
«No perché fa tutto parte della dialettica interna ad un partito veramente democratico come il nostro. Prima delle amministrative Tei disse che il partito era morto e lo lasciò, spiegando il tutto con una lettera stringata. Anche lui era troppo accentratore ma se alle provinciali andammo male, dopo la sua fuoriuscita la base si è rafforzata ed abbiamo preso il 7,4%. Indubbiamente sbagliò la valutazione politica ed, al momento, non credo ci siano le condizioni per un riavvicinamento».
Come giudica l'operato della maggioranza in questi dieci mesi?
«Positivamente, però avremmo potuto fare di più. Un esempio? Il regolamento urbanistico. È giusto approfondire le questioni controverse ma sarebbe stato meglio approvarlo a stralci. Invece ci siamo ingessati».
Merito dell'assenza della sinistra-sinistra?
«Sel ha voluto lo strappo, non c'è stato nessun ostracismo nemmeno dall'Udc».
Qual è il suo ideale di centrosinistra?
«Il più ampio possibile, sul modello di quello regionale. Però ogni alleanza deve essere basata sul reciproco rispetto ed ogni riferimento (al Pd ndc) è voluto».
Parla come un candidato a sindaco, ci ha mai pensato?
«La politica è imprevedibile ma al momento lo escludo».
Suo padre Luciano è un ex senatore e una colonna portante del Psi.
«Quello è un punto di partenza della mia esperiernza politica; ma non basta se non emergono le capacità. Starà a me dimostrare di averne».
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