Il Tirreno

Grosseto

«Sono stati tre anni davvero difficili»

di Paola Villani
«Sono stati tre anni davvero difficili»

Il sindaco traccia un bilancio di metà mandato tra i problemi dei villaggi turistici, dell’ippodromo e i progetti futuri

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FOLLONICA. Il 22 giugno 2009 non si sarebbe aspettata che quella fascia tricolore le potesse pesare come un macigno. “E ora il Comune alla signora”, recitava quel giorno un cartellone appeso nella sede del Pd follonichese. Quell'euforia è un ricordo lontano.

«Non avrei mai pensato fosse così lacerante, sono stati tre anni veramente difficili». Eleonora Baldi, a metà della sua legislatura non sa ancora se tenterà di bissare il mandato da primo cittadino. Gli occhi non mentono, si dice. I suoi trasmettono un senso di profonda stanchezza. Chissà se a volte ripensando a questi tre anni, si domanda chi gliel'ha fatto fare.

«Sono stati mesi complicati» dice. Niente di più vero. L'amministrazione follonichese mai come negli ultimi mesi ha dovuto affrontare situazioni intricate. Indagini tuttora in corso sull'operato del segretario generale, il mancato slancio del nuovo ippodromo, villaggi turistici chiusi. Grane da risolvere, battaglie da affrontare, scelte difficili non prive di conseguenze.

Sindaco pensa di ricandidarsi alle prossime amministrative? «Non sono io che decido, dietro di me c'è una coalizione che farà delle proposte. Nella mia giunta ci sono persone preparate che potrebbero benissimo ricoprire la carica di sindaco (non vuole fare nomi ndr). Comunque ci devo pensare, oggettivamente non sono stati anni facili».

Non vorrebbe restare seduta nella stessa poltrona vedendo qualche suo progetto concluso?

«Credo che non sia importante stare a capo di un'amministrazione per due mandati, se un piano è solido può tranquillamente portarlo a compimento qualcun altro. Io posso guardare da fuori ciò che accade».

Si è sentita sostenuta dalla sua parte politica?

«Sì, i valori che stiamo portando avanti sono condivisi, così come le scelte fatte».

Pensa che alcune sue decisioni l'abbiano resa impopolare? Per esempio la gestione della vicenda villaggi turistici?

«Mettere nel proprio programma di governo una parola come legalità, significa grandi responsabilità e grande impegno. Ci sono questioni che vanno gestite in maniera conforme alla norma, anche se in un primo momento quelle scelte possono risultare impopolari. Credo che si debba restituire ad una parte politica l'ispirazione positiva delle azioni a lungo respiro».

Qual è, se c'è stato, l'errore che ha portato ai problemi attuali per i villaggi? Una scelta politica sbagliata?

«No. Quelle strutture furono previste nel lontano 1985 dal sindaco Enrico Norcini, perché Follonica aveva un turismo fatto solamente di seconde case. La previsione riguardava villaggi ad uso imprenditoriale, questo è un nodo fondamentale di tutta la questione».

Ma non c’è stato solo questo aspetto.

«No, l'altro che fu preso in considerazione fu quello del costo e dell'acquisto: Pratoranieri è la zona dove gli appartamenti costano di più, invece quell'investimento era molto interessante, i prezzi invogliavano all'acquisto. Credo che di fondo ci sia stata una superficialità nel non approfondire i limiti che comporta comprare una quota di un villaggio, ci sono vincoli gestionali, di accesso e prerogative di servizi da offrire».

Quindi è questione di superficialità.

«Ecco sì, quello è stato l'errore. I travagli del Mare Sì sono diventati le ferite del Veliero, uno è partito prima e l'altro lo ha seguito. Sono due tipologie di strutture differenti: il primo un villaggio, il secondo un campeggio. Perciò anche gli acquirenti all'epoca furono differenti: nel Veliero le persone hanno investito i propri risparmi, la fragilità dei soggetti è un aspetto critico della vicenda. Abbiamo accettato la proposta di mediazione proprio per risolvere in modo bonario la questione. In realtà alla fine si tratta di un falso problema, perché nella ipotesi di accordo fatta da noi c'è un utilizzo sano e congruo del campeggio da parte di tutti senza esclusioni e senza esclusive».

Un esempio è l'accordo fatto nel 2010 con il villaggio Girasole, il terzo villaggio previsto negli anni '90. Adesso però 16 soci hanno citato in giudizio il Comune e due suoi dirigenti.

«Questo non invalida la positività dell'atto firmato con l'amministrazione anche da quei 16 soci. Io più che di crac dell'edilizia direi che si è verificato il crac dell'equivoco».

E poi c'è l'ippodromo.

«Quella struttura è figlia della megalomania degli anni 2000, all'epoca si pensava che fosse un elemento di corredo importante. La nostra paura è che non abbia quello sviluppo che dovrebbe: siamo stati a Firenze in Regione proprio per parlare della situazione attuale. La crisi fa intravedere dei possibili spostamenti (l'ippodromo di Follonica potrebbe ospitare i cavalli provenienti dalle altre strutture regionali). Abbiamo chiesto un supporto tecnico alla Regione per la revisione della convenzione con la Follonica Corse e Cavalli, aspettiamo il nuovo piano strategico dalla società. Ritengo sia prioritario riuscire a riempire quella struttura con nuove funzioni, l'ippodromo dovrebbe vivere 360 giorni l'anno».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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