Finanza
«Incompatibile anche Ceccarelli»
Dopo i casi Felicioni e Tinacci, il centrodestra punta il dito sull’assessore e presidente di Iside
GROSSETO. Dopo i casi Felicioni e Tinacci, scoppia il caso Ceccarelli in quinta commissione consiliare di controllo e garanzia, con la richiesta formale, da parte del capogruppo del Pdl, Giacomo Cerboni, di avere una risposta dal segretario generale, Mario Venanzi, in merito alla compatibilità, o meno, dell’assessore comunale Luca Ceccarelli con la carica di presidente di Iside, l’istituzione che gestisce le scuole del Comune di Grosseto.
Venanzi, peraltro, si è già espresso rilevando che Iside non ha soggettività giuridica.Insomma: non è una società, dunque non sarebbe tra i soggetti previsti dall’articolo 63 del testo unico degli enti locali (Tuel) che regola proprio la questione delle incompatibilità. Una posizione che non ha convinto il centrodestra, che ha deciso di andare fino in fondo alla questione, puntando però sull’articolo 78 del Tuel, che vieta agli amministratori pubblici di «ricoprire incarichi e assumere consulenze presso enti e istituzioni dipendenti o comunque sottoposti al controllo e alla vigilanza dei relativi Comuni e Province».
Per il resto la seduta della quinta commissione di ieri pomeriggio si è risolta in tanto rumore per nulla, un polverone sollevato attorno alla figura del consigliere del Pd, Riccardo Tinacci.
La commissione di controllo e garanzia era stata convocata dal presidente Pier Francesco Angelini su richiesta del capogruppo di Grosseto Oggi, Massimo Felicioni, a sua volta chiamato, in commissione, nelle sorse settimane, a rispondere della incompatibilità, rilevata dal sindaco Bonifazi in consiglio comunale, tra il suo incarico con la San Lorenzo Servizi, società del Comune di Grosseto, e il ruolo di consigliere comunale.
Felicioni, pur non condividendo il parere del segretario generale che riteneva i due ruoli incompatibili, si era comunque dimesso da consulente della San Lorenzo Servizi «per ragioni di opportunità», aveva detto, ma era anche passato al contrattacco rilevando che a giugno 2011, in sede di convalida degli eletti, era stata rilevata, dal segretario comunale, la incompatibilità del consigliere del Pd, Riccardo Tinacci, con la carica di presidente del consorzio strade vicinali (Costravi), ruolo che Tinacci, per la verità, ricopriva, su nomina del sindaco Bonifazi, dal 2006.
Tinacci si era dimesso dal Costravi, pur essendo convinto di non essere incompatibile - come ha ribadito anche ieri, parere legale alla mano e sostenuto in questo anche dal consigliere del Pd, Lorenzo Mascagni - rimuovendo così ogni incompatibilità. Felicioni, però, aveva sollevato, davanti alla quinta commissione, la questione della ineleggibilità di Tinacci, sostenendo che in base all’articolo 60 del Tuel avrebbe dovuto dimettersi prima di candidarsi in consiglio.
Una posizione che il segretario generale ha detto di non condividere, confermando che secondo lui Tinacci era incompatibile, ma non ineleggibile. E alla capogruppo di Sel Cristina Citerni che gli chiedeva perché non avesse rilevato prima l’incompatibilità, visto che Tinacci è stato per cinque anni consigliere comunale e presidente del Costravi, il segretario generale Venanzi ha risposto di non essere lui il soggetto tenuto a sollevare la questione, al massimo avrebbe dovuto dirimerla se qualcuno l'avesse sollevata.
Si sgonfia, insomma, il caso Tinacci, monta il caso Ceccarelli e la commissione si chiude con la richiesta, agli uffici, di chiarire una volta per tutte, in termini astratti, i casi di incompatibilità nei quali potrebbero incorrere i consiglieri comunali.
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