Sicurezza
Due storie con il lieto fine negli ultimi dieci anni
GROSSETO. La piccola Regina Elena era un batuffolo rosa che faceva tenerezza. Nessuno, guardandola nel calore e nella pulizia del reparto di pediatria, poteva anche solo lontanamente immaginare da...
GROSSETO. La piccola Regina Elena era un batuffolo rosa che faceva tenerezza. Nessuno, guardandola nel calore e nella pulizia del reparto di pediatria, poteva anche solo lontanamente immaginare da quale storia di sofferenza provenisse la piccola. Sì, perché Regina, nata nell'autunno del 2005, al Misericordia rimase per diversi mesi, strappata alla strada. Anzi, per l’esattezza, al piazzale della stazione ferroviaria.
Qui, nelle prime settimane di vita, chiedeva l’elemosina la sua mamma, una donna senza dimora e vittima dell’alcol. La bambina aveva molti problemi.
Finché, come in un racconto di Dickens, durante le feste di Natale del 2006 qualcuno aveva deciso di strapparla al degrado. Angeli in divisa, uomini delle forze dell'ordine che – dopo aver seguito la situazione di madre e figlia – avevano rotto gli indugi. La bimba fu portata d’autorità nel reparto di pediatria, nutrita, ripulita, visitata e sottoposta a tutti gli esami diagnostici che, viste le condizioni in cui versava, erano necessari. Si riprese. Imparò ad emettere i primi suoni in collo a infermiere e volontari. Della vicenda, nei mesi successivi, si occupò il Tribunale dei minori. E i giudici, alla luce di verbali e referti medici, disposero l’allontanamento di Regina Elena dalla sua mamma, che nel frattempo erano tornata in strada. Attese nella pediatria del Misericordia una famiglia alla quale essere affidata, secondo un iter coperto ovviamente dal massimo riserbo. Oggi ha 7 anni e vive serenamente, con i suoi genitori adottivi.
Un po’ diversa la storia di Matilde. Siamo nel 2009. Anche lei rimase in ospedale, senza famiglia, per oltre due mesi. Matilde fu abbandonata da padre e madre subito dopo la nascita. I genitori non sapevano come allevarla. Otto giorni dopo essere venuta al mondo, espletate tutte le pratiche, quando stava per essere affidata ad una famiglia che si sarebbe presa cura di lei, fu colpita da una “patologia acuta” e fu stoppata la pratica di adozione. Un’amara beffa. Compiuti due mesi, guarita dalla malattia, si rimise in moto la macchina della burocrazia. Matilde fu finalmente adottata. Il giorno delle dimissioni dal Misericordia tutti se la ricordano bella, sorridente e con tanto appetito. Proprio come è oggi. A trasmettere affetto e calore a Matilde, in quello scorcio d'inverno, festività natalizie comprese, furono gli addetti ai lavori (medici, infermieri e volontari) che per un minuto o un’ora si trasformarono in affettuosi genitori.
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