Il dolore
Danni da 74mila euro per la caduta in strada
ORBETELLO. Una tranquilla cena di fine estate che si trasforma in battaglia legale decennale contro il Comune di Orbetello e il consorzio delle strade vicinali. Protagonisti sono due coniugi che, la...
ORBETELLO. Una tranquilla cena di fine estate che si trasforma in battaglia legale decennale contro il Comune di Orbetello e il consorzio delle strade vicinali.
Protagonisti sono due coniugi che, la sera del 4 settembre 2002, di ritorno da una cena al ristorante Le Querciolaie, nei pressi di Fonteblanda, nel comune lagunare, sbagliano strada e si perdono nella campagna. Erano circa le 21 quando, nel tentativo di una manovra delicata nella stretta e sterrata stradina sconosciuta, il marito della signora le chiede di scendere per avere indicazioni.
La donna, però, inciampa in una buca nascosta dalle frasche e cade rovinosamente fratturandosi una caviglia. La buca è in realtà uno scolo per la raccolta delle acque piovane sprovvisto di segnaletica. Trasportata all’ospedale di Orbetello, la malcapitata viene ricoverata e comincia a battersi per vedere riconosciuto il danno subito.
Nessuna trattativa va a buon fine e così si finisce per vie legali. A partire da dicembre 2004, data in cui il Comune di Orbetello e il consorzio riunito delle strade vicinali, riconosciuti ugualmente responsabili e perciò chiamati a risponderne insieme, si rivolgono all’avvocato Nicola Tamburro.
A distanza di quasi otto anni, lo scorso 20 marzo il Tribunale di Grosseto emette la sua sentenza, con la quale condanna Comune e consorzio a pagare 74mila euro, oltre interessi, spese legali e mediche a favore della donna.
Ma i due enti non demordono e ricorrono in appello. Il Comune conferma l’incarico a Tamburro, mentre il consorzio opta per Fabiana Di Vincenzo. In particolare contestano al giudice di aver ignorato quanto stabilito da un precedente giudizio penale, sempre in merito alla stessa questione, che non ha riconosciuto un possibile concorso di colpa tra i contendenti.
Il presidente del consorzio, Lorenzo Benelli, spera però di non arrivare in giudizio, ma di raggiungere una transazione con un accordo, a patto però che ogni pagamento sia suddiviso in parti eque tra consorzio e Comune. «L’unico nostro vantaggio - dice Benelli - è essere condannati insieme al Comune, sempre che questo non intenda riversare tutte le colpe su di noi».
Per il Comune, quello di ricorrere in giudizio è «un atto dovuto», non una volontà politica, e tanto è stato ribadito dalla giunta il 3 aprile scorso in una delibera in merito.
Il prossimo 16 aprile un’assemblea straordinaria dei consorziati deciderà collegialmente la condotta da intraprendere. Con l’auspicio, da parte di Benelli, che in questo caso «i “genitori” non facciano pagare tutto ai propri “figli”», ovvero i 2.500 membri aderenti all’associazione. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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