Biogas, la Sacra chiede 9 milioni di euro di danni
Ieri l’atto di citazione per i proprietari del terreno all’Origlio: 7,5 milioni per mancati guadagni, uno per l’immagine lesa, 500mila per la progettazione
CAPALBIO. Dopo settimane di lettere, diffide e reciproche accuse Sacra ha rotto gli indugi e ha fatto partire la prima richiesta di risarcimento dei danni.
Con un atto di citazione passato agli ufficiali giudiziari per la notifica ieri mattina, ha chiamato in causa i proprietari dei terreni sui quali doveva essere realizzato l'impianto a biogas, chiedendo loro 9 milioni di euro di danni. A garanzia del proprio credito, Sacra ha chiesto al giudice anche il sequestro conservativo di tutti gli immobili dei proprietari, incluso il terreno all'Origlio, oltre che la caparra di centomila euro versata al compromesso.
Sacra ripercorre tutte le vicende contrattuali, dal preliminare, al contratto di affitto, entrambi stipulati per la necessità di utilizzare il terreno e realizzarvi l'impianto dopo che il Comune aveva espresso la volontà di ubicarlo all'Origlio, fuori dagli oltre mille ettari di terreni che Sacra già possiede.
La citazione chiarisce i rapporti tra Sacra agricola e Sacra spa (la seconda controllante la prima che è stata designata quale acquirente finale anche del terreno) e con tono sobrio e asciutto, snocciola fatti, documenti e numeri. Questi ultimi sono impressionanti: 7,5 milioni di utili mancati e mezzo milione di spese di progettazione buttate al vento. Sacra addebita ai venditori l'annullamento della delibera di approvazione del “papmaa”, accusandoli di aver turbato un procedimento per la realizzazione di un impianto di interesse pubblico, mediante – scrive – la “contraffazione” della copia di un documento il cui unico originale è nelle mani di Sacra, nonché di essere stati inadempienti ai loro doveri contrattuali di garantire la messa a disposizione del terreno per realizzarvi l'impianto.
Sacra mette in conto ai venditori anche la campagna mediatica che ha screditato la società, inclusa la lettera di “reprimenda” del sindaco e aggiunge per questo danno di immagine un milione al salatissimo conto.
Tra i fatti e gli addebiti non mancano stoccate al Comune, che a detta della società aveva comunque tutti gli strumenti per valutare le carte anzichè emettere il “frettoloso” provvedimento di annullamento, che oggi pregiudica per Sacra la fruizione degli incentivi del quarto conto energia. E ai confinanti la società che doveva acquistare il terreno contesta che, invece di preoccuparsi di tutelare le proprie ragioni che ritenevano lese, magari rivolgendosi al giudice anziché aspettare sei mesi per poi mandare un documento “contraffatto” al Comune, si siano attivati soprattutto per ostacolare il rilascio dell'autorizzazione.
Sacra evidenzia come «non è casuale che le argomentazioni svolte dai venditori nella lettera inviata nottetempo l'11/4 al Comune di Capalbio siano le medesime - anche letteralmente - di quelle contenute nella lettera pervenuta sempre all'Amministrazione da uno dei confinanti la mattina successiva». Al di là delle note di colore e della eventuale regia che abbia mosso i venditori a ostacolare il rilascio della autorizzazione, la citazione conclude perché il tribunale «sia che i venditori abbiano agito d'intesa con altri che volevano opporsi alla realizzazione dell'impianto, sia che volessero solo sottrarsi ai propri obblighi incuranti delle conseguenze», li condanni a rispondere del loro comportamento risarcendo i danni a Sacra.
L'atto pare il primo di una serie che potrebbe raggiungere tutti i protagonisti: pare scontato che nel caso il Comune non riveda l’annullamento, come auspicato alla conferenza di mercoledì, venga chiamato a sua volta in causa da Sacra per ottenere la sospensiva del provvedimento e comunque il risarcimento del danno, che potrebbe limitarsi a indennizzare il ritardo se l'impianto si potrà fare in tempo utile o a risarcire il valore pieno se la società dovesse perdere gli incentivi. Che, secondo i conti di Sacra, sono appunto nove milioni tondi.
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