Sicurezza
Ora non va più avanti neppure lo show
Gli eventi in programma al Moderno annullati uno dietro l’altro: Elio, Ranieri, Papaleo... Biglietti invenduti, raffica di flop
GROSSETO. L’ultima star a cadere in terra di Maremma è stato il grande Massimo Ranieri. E nella polvere, ahinoi, ha trovato altri quattro nomi noti dello spettacolo e della musica, Rocco Papaleo, Elio e le Storie Tese, Paolo Cevoli e Michele Zarrillo.
Sei artisti i cui spettacoli previsti al Teatro Moderno di Grosseto (mille posti a sedere, acustica al top in Italia) sono stati annullati a pochi giorni dall’apertura del sipario, con gran disappunto dei fan e con una perdita, per le casse comunali, di circa 15mila euro, per gli affitti sfumati.
Il primo forfait è stato per il concerto di Michele Zarrillo organizzato dalla livornese Oltre lo Spettacolo il 13 gennaio. Il 23 febbraio è toccato a “La penultima cena” di Paolo Cevoli (organizzazione della pistoiese Leg), quindi due giorni dopo sipario chiuso per Elio e le Storie Tese (D&P Production, di Roma) con il concerto dell’“Enlarge your penis tour 2012”. Niente palcoscenico grossetano neppure per Rocco Papaleo, previsto in scena il 5 aprile con “Una piccola impresa meridionale” (Leg) e per finire, appunto, Ranieri (Oltre lo Spettacolo), atteso domani. Annullato anche il suo “Canto perché non so nuotare”.
Mezza dozzina di spettacoli, tutti fuori cartellone, ovvero non organizzati dal Comune ma da imprese private, annullati in soli quattro mesi. Cosa succede? A parte una motivazione fantasiosa, come quella di Bookingshow, la società di prevendita dei biglietti per Cevoli che ha giustificato la cancellazione dello spettacolo con i «numerosi impegni dell’artista», gli staff degli artisti prendono le distanze. Concerto annullato «indipendentemente dalla nostra volontà», ha spiegato l’entourage di Zarrillo su Facebook; «problemi tecnici non dipendenti dalla nostra volontà», dicono quelli di Elio.
A calare onestamente le carte è Oltre lo Spettacolo. «Da dicembre per Ranieri abbiamo venduto appena 346 biglietti – spiegano – C’è crisi, e a volte succede anche questo. Ci dispiace per il pubblico e per l’artista, tanto più che questo concerto è davvero bellissimo ed è arrivato a 700 repliche. Ma Grosseto è una “piazzaccia”».
Ai grossetani non piace il teatro? Forse, più che per concerti e commedie, storcono il naso per il biglietto, che può arrivare a 40 euro e più. O forse c’è dell’altro. «Effettivamente in questo momento una crisi c’è, come in tutti i settori», spiega Lorenzo Luzzetti, organizzatore di spettacoli per Ad Artee socio del Teatro Puccini e del Teatro Verdi di Firenze, e che al Moderno ha portato recentemente Antonio Albanese, Paolo Ruffini e Giuseppe Giacobazzi. «Nell’ultimo anno l’Agis ha registrato un calo dei numeri del 25-30 per cento in tutti i teatri. Proprio per questo una società seria deve stare attenta a non fare passi più lunghi della gamba. E un teatro deve tutelarsi, verificando almeno l’appartenenza dell’organizzatore ad Assomusica che, in assenza di un albo per la categoria, offre garanzia. Rimane il fatto che Grosseto è una piazza difficile ma proprio per questo bisogna attrezzarsi: ha 80mila abitanti, inutile pensare di farci una programmazione come a Milano».
Oltre a questo, una garanzia sarebbe far pagare in anticipo l’affitto del teatro. Cosa che al Moderno, come agli Industri, il piccolo gioiello di via Mazzini, con 300 posti, sarebbe prevista, ma in realtà è disattesa. «Il regolamento lo prevede ma di solito se lo spettacolo salta si restituisce il denaro», spiega Giulio Balocchi, presidente di Investia, proprietaria del Moderno. «Conosciamo le organizzazioni – spiega – sono serie e purtroppo corrono un rischio d’impresa. Perciò non siamo fiscali».
Fatto sta che ogni spettacolo annullato significa rinunciare a bei soldi (vedi box). Ma più che per queste esigue somme, città e teatro ci rimettono di immagine: il pubblico si stufa, gli altri organizzatori, vista l’aria che tira, ci pensano bene prima di venire. «Danneggia anche noi», spiega Luzzetti. Insomma, una doppia beffa.
E il Comune? «Non abbiamo ancora preso in considerazione questo aspetto – spiega il sindaco Emilio Bonifazi – anche perché è un fenomeno molto recente. Ma certo c’è da interrogarsi».
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