Il Tirreno

Grosseto

La Direzione del lavoro cacciata di casa

di Maurizio Bernardini
La Direzione del lavoro cacciata di casa

Entro il 20 dovrebbero lasciare l’edificio. Intanto in archivio qualcuno ha “parcheggiato” delle reti da letto

3 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Non sappiamo chi, ma oltre ai due dipendenti autorizzati dall’ente c’è qualcuno che utilizza gli spazi dell’archivio della Direzione del lavoro grossetana come deposito privato. Una Direzione del lavoro che, pare impossibile, è sotto sfratto da due anni.

È la stessa direttrice dell’ufficio ministeriale, Mariafrancesca Santoli, ad accompagnarci sul posto e a denunciare il problema.

Davanti ai nostri occhi, tra i faldoni contenenti testimonianze di molti lavoratori e altro, scoviamo reti di materassi che, ovviamente, non dovrebbero stare lì. Ma nel caso dovesse sparire qualche documento, di chi sarebbe la colpa?

La storia della Direzione del lavoro provinciale è complessa e costellata di problemi, soprattutto causati dall’edificio che ospita i vari uffici: il contratto di locazione, scaduto nell’ottobre del 2010, non è stato rinnovato «Per volere della proprietà», precisa la direttrice Santoli ammettendo che l’intera realtà da lei gestita occupa lo stabile senza avere alcun titolo.

Certo, l’affitto viene sempre pagato, seppur in ritardo a causa di lungaggini burocratiche, ma non è possibile parlare di una procedura regolare.

Curioso che un ufficio dedicato, tra le altre cose, alla tutela ed alle sanzioni legate al mondo lavorativo sia sprovvisto, da quasi un anno, di un ascensore funzionante: «I nostri dipendenti – ricorda sempre la direttrice Santoli – sono costretti a fare diversi piani di scale a piedi. Tra loro sono presenti anche portatori di handicap, senza dimenticare le donne in gravidanza. Eppure – prosegue – ogni nostro servizio dovrebbe essere ben raggiungibile».

A questo deve poi essere aggiunto lo stato complessivo dell’intera sede, definita dalla stessa direttrice «A dir poco fatiscente, con un ingresso unico che non permette di controllare gli accessi, fili della luce scoperti e parapetti delle scale fuori norma. Dovesse passare di qui la Asl ci farebbe chiudere subito. Per questo ambiente, esteso per circa mille metri quadrati, l’intera Direzione del lavoro – precisa ancora la direttrice Santoli - paga 90 mila euro all’anno».

Fatti due conti - il contratto è in essere dal lontano 98 - i quattrini pubblici spesi sino ad oggi hanno superato i due miliardi delle vecchie lire. Non sarebbe stato meglio acquistare l’immobile? La politica degli uffici ministeriali – ci spiegano - è quella di non comprare, ma affittare. Questo perché non ci sono abbastanza liquidi e perché gran parte delle manutenzioni vengono così portate avanti dai proprietari.

Sin qui una breve storia. L’appuntamento adesso è per il 20 di questo mese, data in cui scade la proroga di sfratto avviata dalla proprietà, la Marco Aurelio srl.

La richiesta della Direzione del lavoro è quella di ottenere un’ulteriore rinvio, almeno sino alla metà dell’estate. Per quella data il Demanio dovrebbe aver dato il proprio assenso al trasloco degli uffici nella nuova sede, identificata nel palazzo a vetri di via Belgio in cui pare destinata a trovare casa anche Equitalia.

Lì la locazione annua salirebbe a 118 mila euro, ma gli spazi e le condizioni dell’immobile – secondo la direttrice Santoli – sarebbero ben altre.

Se la richiesta di ulteriore rinvio non dovesse essere accolta ad attendere la Direzione del lavoro sarebbe un doppio trasloco, con una sistemazione provvisoria identificata in un locale dell’Inps che, però, pare avere più di un problema, nonostante si tratti di un palazzo ad uso di un ente pubblico: «È fuori norma e non ha ascensore. Inoltre ogni trasloco ci costerà 15 mila euro, soldi di tutti» puntualizza la Santoli.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa