Il Tirreno

Grosseto

«Forza Amiata, fuori nuovi progetti»

di Fiora Bonelli
«Forza Amiata, fuori nuovi progetti»

L’assessore provinciale Federico Balocchi analizza i problemi della montagna, elenca gli interventi fatti e sprona all’azione

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CASTEL DEL PIANO. Per l’Amiata bisogna ripensare un nuovo modello di sviluppo, a fronte della crisi in atto. Con una tempesta innegabile che si sta scagliando contro aziende, cittadini e servizi – di pochi giorni fa l’analisi dell’imprenditore Corsini e del professor Scalabrelli dell’Università di Pisa ci sono, di contro, segnali di vivacità e di voglia di costruire, che lasciano ben sperare.

L’assessore provinciale al bilancio, Federico Balocchi, invita tutte le energie vive dell’Amiata a elaborare nuovi progetti: istituzioni, politici, privati, imprese, associazioni. «Mettiamoci attorno a un tavolo insieme. La Provincia farà la sua parte - spiega Balocchi - per valorizzare questa montagna».

A quasi tre anni di vita della legislatura, il giovanissimo assessore provinciale ai lavori pubblici santafiorese, fa un bilancio degli interventi fatti da Palazzo Aldobrandeschi, per l’Amiata e affronta gli scenari economici di crisi.

Gli imprenditori e ultimamente uno fra i principali, Ubaldo Corsini, indicano nelle infrastrutture e in particolare nella strada del Cipressino, una delle cause che scoraggiano l’imprenditoria. Ma questa strada s’ha da fare?

«Il territorio è penalizzato storicamente nella viabilità. L’ultimo intervento è di 30 anni fa, il ponte della Zancona. Grande il divario con altre zone più dotate. Noi abbiamo previsto investimenti, dal 2010, bloccati dal patto di stabilità. Abbiamo finanziato due lotti (Casalino e Aiole) per più di 4 milioni e mezzo in tutto. Entro l’anno, comunque, si manderanno in appalto. Un altro lotto del Cipressino, da 2 milioni, ha buone possibilità di finanziamento su un progetto da noi presentato sulle infrastrutture del turismo. Per il patto di stabilità (che non è una scusa) si riesce a fare solo manutenzione ordinaria».

E per le scuole, altro punto dolente?

Per le scuole amiatine abbiamo speso 500mila euro, e ne abbiamo previsti altri 600mila per gli istituti arcidossini nel 2012. Altro non abbiamo. Il momento è di crisi, inutile negarlo.

Ma in un’Amiata che appare erosa nei servizi, che ha molte aziende storiche in crisi (Floramiata, Amtec e molti artigiani), dove chiudono uffici, sempre più scollegata per comunicazioni dal mondo, come si affronterà il futuro?

Lo status quo non è possibile mantenerlo, con tutto quel che c’era prima. Ormai il lavoro fisso dipendente, per i giovani, è un sogno. Bisogna cercare altre vie. Mantenere i servizi che ci sono, dotare l’Amiata di infrastrutture che non sono solo quelle viarie, ma anche energetiche, telematiche. E poi i giovani devono farsi imprenditori di se stessi. Hanno la cultura e le abilità per farlo e come provincia li vogliamo formare in questo senso. La politica deve saper accompagnare i giovani in questa scelta.

Ma questo nuovo modello Amiata, allora, con una popolazione vecchia, con risorse in meno, con economia traballante, come la vede?

Ci sono segnali di vitalità. Ci sono tante opportunità da mettere a sistema, in rete. Tutte le risorse del territorio amalgamate da un’imprenditoria giovane legata all’agricoltura, all’artigianato, alla tecnologia, al turismo. Bisogna sapersi adattare alla velocità di trasformazione di questi tempi. Entro il 2012, ad esempio, a Santa Rita, nascerà un polo tecnologico che servirà tutta la provincia, pensato dalla Provincia. Una sorta di incubatoio tecnologico di tutte le imprese, per un’implementazione in questo senso. Lo abbiamo organizzato con risorse comunitarie e abbiamo scelto l’Amiata come luogo adatto per farlo nascere. È un segnale positivo, mi pare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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