Lutto
15mila euro per aprire un’azienda
La denuncia della Cna: costi insopportabili per burocrazia e sicurezza
GROSSETO. Costi della burocrazia che gravano in particolare sulle piccole imprese e soprattutto su chi ha in mente di avviare una nuova attività.
A rilanciare l’allarme con una lettera aperta è Mauro Sellari, presidente di Cna Produzione di Grosseto. Lo fa immaginando il caso concreto di due giovani falegnami che vogliano mettere su un’impresa. Ad aver complicato una situazione già pesante, spiega Sellari, è l’approvazione recente degli accordi Stato-Regioni sulla formazione in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, nella parte in cui si dispone l’innalzamento delle ore destinate ai corsi per la sicurezza (da 16 a 48) per coloro che si apprestano a diventare per la prima volta datori di lavoro nelle attività “ad alto rischio”, in cui rientrano gran parte di quelle manifatturiere.
«Solo nei primi tre mesi di attività – dice Sellari – i due ipotetici falegnami che hanno appena avviato una loro attività in proprio dovranno affrontare 80 ore di formazione (su sicurezza, pronto soccorso, norme antincendio) corrispondenti a dieci giorni lavorativi ovvero due settimane lavorative». A ciò vanno sommati i costi fissi di avvio dell’attività che in un anno (stima per difetto) possono arrivare a 15mila euro, senza contare la voce tasse (Imu, Tarsu).
Per Sellari non è minimamente in discussione le finalità “giuste e condivisibili” degli adempimenti in materia di sicurezza: «La tutela della sicurezza e della salute è un principio irrinunciabile. È la somma degli obblighi e dei costi che ne derivano a generare un vero e proprio mostro burocratico». Un’alternativa, secondo il presidente di Cna Produzione Grosseto, ci sarebbe: «Occorre graduare gli obblighi alle dimensioni dell’impresa evitando di equiparare nella forma e nella sostanza una società tra due falegnami a un’industria siderurgica». Infine l’appello di Sellari affinché ai buoni propositi seguano i fatti: «In un quadro dominato dalla crisi del credito e dal crescendo di ostacoli che pesano sulle start up “l’impresa in un giorno” o le “srl a un euro” rischiano di apparire una beffa. O si sburocratizza davvero, con intelligenza, o si danneggia il Paese. Oltretutto farlo non costerebbe un euro. E dal lavoro autonomo potrebbe arrivare più di una risposta in termini occupazionali».
Il caso tipo
Due giovani falegnami che si mettono in proprio insieme, con una società in nome collettivo. Un caso tipo, spiega Sellari nella sua lettera-appello, in cui possono però riconoscersi molte tipologie di microimprenditori sempre più vessati dalla burocrazia. Vediamo nel dettaglio la stima fornita dalla Cna con le voci principali. Partendo proprio dal capitolo sicurezza. Ad esempio la valutazione dei rischi che fino al 30 giugno si può fare gratuitamente con la formula dell’autocertificazione costerà dopo quella data 500 euro. Importo analogo per altre certificazioni obbligatorie come la valutazione del rischio chimico e di quello cancerogeno. Poi ci sono i corsi di formazione da fare: il responsabile del servizio di prevenzione e di protezione dovrà frequentare 48 ore di corso sulla sicurezza e 16 ore di pronto soccorso per una spesa di 800 euro mentre il suo socio dovrà frequentare il corso per i lavoratori. Ulteriori 16 ore vanno dedicate al corso antincendio al costo di 250 euro. Passando al capitolo dell’impatto ambientale si evidenzia ad esempio il costo per la domanda di autorizzazione alle emissioni in atmosfera mentre il costo dell’analisi è da definire una volta ottenuto il rilascio dell’autorizzazione provinciale. Queste voci vanno ad aggiungersi a quelle per la costituzione della società: tra notaio, posta elettronica certificata, Inail e Inps i due falegnami devono mettere in conto costi per oltre 10mila euro. E così si arriva a una cifra totale, stimata per difetto, di 15.254 euro.
Sara Landi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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