La manifestazione
Meno Monti, più Sel Borghi si schiera e “studia” da sindaco
Il vice di Bonifazi non lesina critiche al governo centrale e rompe gli indugi: al prossimo giro vuole essere in campo
GROSSETO. Insofferenza per il governo dei tecnici, plauso alla “vittoria” del Pd sull’articolo 18, invito a recuperare l’alleanza con Sinistra Ecologia e Libertà: la sorpresa di Pasqua, nell’uovo un po’ ammosciato della politica grossetana, potrebbe essere il Paolo Borghi che non t’aspetti e che dice “cose di sinistra”. Proprio lui, cresciuto nell’ala socialista-riformista dei Ds-Pd e mai amato (finché sono esistiti) dai compagni duri e puri, rompe il prudente silenzio consigliato a tutti dalla confusa situazione nazionale e si schiera. Senza però esagerare.
Perché da una parte il Borghi assessore comunale al bilancio, che si sente strozzato dalle manovre di Monti, prende posizione netta; dall’altra invece il Borghi vicesindaco che al prossimo giro di giostra ambisce _ senza nasconderlo _ al salto sulla poltrona più importante, a livello locale preferisce la cautela e si riscopre “centrista”. Anche, magari, per evitare l’errore di irruenza che _ tre anni fa _ lo portò sull’orlo di una rottura definitiva con il sindaco Emilio Bonifazi e con il suo partito.
Borghi, che aria tira nella politica grossetana?
«La situazione locale risente dell’andamento nazionale: i partiti hanno fatto un passo indietro delegando ogni cosa a Monti. Ma nel Paese si registra una grande insofferenza, della quale la vicenda dell’articolo 18 è un esempio lampante».
Lei sta con la Cgil?
«Se ce ne fosse stato bisogno, sarei anche sceso in piazza contro la proposta del ministro Fornero. La retromarcia del governo su questo tema è il primo grande successo che il Pd porta a casa dopo la caduta di Berlusconi. Il dato vero è che questi tecnici passano su tutto e su tutti».
Per esempio?
«Per esempio con l’Imu, che scarica tutto sugli Enti locali. L’Imu è una regressione. L’Ici era demandata ai Comuni e io, applicandola, venivo giudicato dai cittadini per scelte mie. Ora invece è una tassa che formalmente passa dal Comune, ma che deve innanzitutto coprire i bilanci dello Stato. Quasi impossibile far quadrare i conti».
Torniamo alle cose locali...
«Purtroppo, in questo clima generale, anche nel nostro consiglio comunale emergono già da tempo più i personalismi che il dibattito sui problemi veri della città. Per esempio quello all’architetto Chigiotti è solo un attacco personale. Si discuta il Piuss, piuttosto, se meritava o no: io per esempio non ne sono mai stato un fautore, da assessore al bilancio l’ho sempre ritenuta una scelta molto impegnativa. Però Chigiotti è un ottimo professionista, ed è ingiusto colpire la persona senza invece discutere pro e contro del progetto complessivo».
Non è solo il consiglio comunale ad apparire in affanno, però. Anche l’amministrazione, a un anno dall’insediamento, sembra un po’ giocare al ribasso. Non trova?
«Rispetto alla possibilità di mettere in campo grandi progetti, c’è un ovvio ridimensionamento che deriva dai tagli nazionali: solo nel 2011-2012 ci sono stati tolti 6 milioni di euro. Ma nonostante questo, stiamo ripartendo, anche da questioni molto care alla città. Penso alle Mura, con l’appalto alle cooperative per la manutenzione, i soldi per il recupero del Cassero e, a breve, la decisione sulla Sala Eden che rientra nella disponibilità del Comune e sarà messa al servizio dell’anima sociale e culturale di Grosseto. Il problema economico esiste, ma questo per noi è comunque un anno di grandi operazioni strategiche».
Ne citi qualcuna.
«Le società partecipate. Ne vogliamo l’effettiva riduzione, affinché siano davvero uno strumento più agile al servizio dell’amministrazione. Questo comporterà anche la scelta di alienare alcune partecipazioni».
Solo quelle “minori”?
«No, tutto è in discussione. Si sta ragionando addirittura sulla possibile cessione delle farmacie comunali. Ma intendiamoci: è in corso uno studio approfondito e vero, un lavoro tecnico a 360°, che dovrà dirci cosa conviene tenere e cosa no».
Meno partecipazioni, meno poltrone per la politica. Non siete preoccupati?
«No, su questo c’è una grande maturità politica. Da parte di tutti. Ora è davvero cambiato il clima».
Nel suo partito, il Pd, il clima non sembra invece troppo sereno. Tra cene riservate e sortite pubbliche, si respira tensione. Lei dove si colloca?
«Oggi c’è una maggioranza nel partito che va dai commensali della cena dell’astice ai lettiani di Lunardi, passando per l’area “senese” di Monaci, per il segretario comunale Panfi e Nicola Falco. E io ne faccio parte».
Paolo Borghi, alla mensa del Pd, si sente quindi uomo da astice e da porchetta?
«Trovo normale che le persone s’incontrino a cena per parlare di politica. È ipocrita alzare polveroni, perché si è sempre fatto e sempre si farà. L’importante è la trasparenza, e cioè che dopo la cena si passi alla proposta chiara e dichiarata».
E allora, a proposito di chiarezza, ce lo dica: lei vuole fare il sindaco, dopo Bonifazi?
«Beh, a me piace fare l’amministratore, così ho sempre immaginato il mio futuro. E se vedo un destino in questo senso, lo vedo in questa amministrazione, dove è possibile fare qualcosa per la mia città».
Con le primarie o senza?
«Nessun dubbio: lo prevede il partito nel suo statuto e questo resta il miglior strumento di selezione della classe dirigente. Tant’è che ora ce le copia anche il centrodestra...».
E se davvero fosse lei, il prossimo candidato del Pd, con chi si alleerebbe?
«Per la mia estrazione, credo vadano superate le incomprensioni con Sinistra Ecologia e Libertà, nate in campagna elettorale e dettate più da frizioni personali che politiche. Oggi è fondamentale recuperare il rapporto con Se l».
Ma l’Udc?
«L’Udc è un partner importante in giunta, e insieme si lavora bene. Allearsi con loro, e con Sel, è possibile».
Beh, aveva esordito con sorprendenti cose “di sinistra”, ma ora torna ecumenico...
«La mia storia è sempre stata di grande autonomia, e me ne vanto. Anche in questo caso, così come nel partito, mi colloco in posizione centrale: guardo e valuto, pensando al bene comune».
E allora con chi farà, la prossima cena?
«Al massimo con qualche associazione sportiva...».
Emilio Guariglia
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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