Sicurezza
«Ma quale rissa? Quello del King’s è stato un agguato»
La madre di uno dei feriti rinnova l’appello ai testimoni Su Facebook l’invito a vendicarsi contro i “romani”
PORTO ERCOLE. Nessun indagato, nessun provvedimento. I carabinieri hanno ascoltato varie persone, anche ieri, una decina in tutto, sentendo di nuovo anche i cinque feriti della folle notte di sangue davanti alla discoteca King’s.
«Un agguato, non una rissa», dice a chiare lettere Roberta Ancona, madre di uno dei ragazzi più seriamente feriti tra Pasqua e lunedì. La donna ha lanciato un appello (che rinnova) perché chi sa parli: i carabinieri hanno apprezzato l’invito della madre e attendono che qualcuno lo raccolga. Perché senza l’aiuto di chi ha visto e sa, difficilmente sarà possibile attribuire responsabilità. Forse, una volta capito se c’è stato un “movente” (magari dentro la discoteca e sfuggito all’attenzione generale per poi riemergere all’esterno del locale o anche precedentemente, magari altrove), sarà anche più semplice dare un nome e cognome a chi ha vibrato coltellate, roteato cinghie e scagliato pietre. Un comportamento che, su Facebook, viene condannato fino all’invito a compiere una sorta di “vendetta” nel prossimo fine settimana, con tro i “romani”.
È stato intanto accertato che nulla ha a che vedere con quanto avvenuto davanti al King’s con un episodio analogo, ma di minore gravità, avvenuto nella stessa sera in un altro locale della Costa d’Argento.
Le indagini vanno avanti pur senza l’ausilio di filmati, né quelli realizzati da chi si trovava nella ressa, né quelli di sistemi di telesorveglianza, che in quella zona non ci sono. Il buio ha favorito l’anonimato e, quando le pattuglie sono arrivate, non c’era più traccia di chi aveva aggredito.
Chi è stato già sentito dai carabinieri, verrà verosimilmente sentito di nuovo, perché anche un piccolo particolare potrebbe dare una svolta decisiva alle indagini. Se ci sarà da sentire chi abita a Roma, i carabinieri della Compagnia di Orbetello dovranno avvalersi della collaborazione dei colleghi della capitale. E i tempi necessariamente si allungheranno, anche se al comando le indagini procedono con metodo e meticolosità a caccia del dettaglio che possa mettere sulla strada giusta.
I militari hanno compiuto vari sopralluoghi nel piazzale del parapiglia, alla ricerca degli strumenti da taglio con cui i ragazzi sono stati feriti: alla ricerca dei coltelli, insomma. Ma a parte qualche bottiglia in frantumi, scagliata chissà quando e chissà da chi contro il terreno dopo che ne è stato consumato il contenuto, non è stato trovato altro. Soltanto rifiuti.
In ospedale, intanto, sono proseguiti gli accertamenti clinici sui due feriti trattenuti per la valutazione delle ferite riportate l’altra notte.©RIPRODUZIONE RISERVATA
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