Il Tirreno

Grosseto

In sessantacinque contro i sindacati

di Maurizio Bernardini
In sessantacinque contro i sindacati

Nasce il “Comitato dei lavoratori”: «Non ci rappresentano più. Chiediamo di partecipare davvero alle scelte»

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GROSSETO. «È dal 1994 che sindacati e azienda camminano di pari passo nell'abbattimento dei diritti dei lavoratori. È ora di cambiare, d'ora in avanti vigileremo sul loro operato»: è clamorosa la protesta esplosa dentro Tiemme, azienda di trasporto pubblico locale che, visto il malcontento, pare avviarsi ad un'estate decisamente più calda del solito. Sono sessantacinque, per il momento, gli stipendiati che hanno scommesso sulla nascita del Comitato dei lavoratori. Dunque superata la logica che prevede una trattativa continua tra soggetti sindacali e impresa. Un vero e proprio tracollo per i sindacati che si trovano, dall'oggi al domani, ad essere ridimensionati, quasi delegittimati da una parte consistente della loro stessa base.

Il rischio che corrono le associazioni, adesso, è quello di perdere numerosi iscritti: «Molti dei nostri - annuncia il presidente del Cdl, Sandro Cellini - non rinnoveranno le tessere».

Eppure, il caso scoppiato in Tiemme non dovrebbe essere giunto inaspettato. È infatti datata 20 marzo la petizione che ha portato quasi 170 dipendenti a chiedere il rispetto dello statuto dei lavoratori: secondo quanto scritto in calce al documento, proprio vista l'ultima intesa stipulata il 14 marzo tra azienda e sindacati, i firmatari ricordano alle associazioni che tali accordi devono essere subordinati all'approvazione dei lavoratori: «I diritti acquisiti non si toccano» puntualizzavano. «Siamo preoccupati - fanno sapere dal Comitato - per il silenzio che ha accompagnato il passaggio di Rama in Tiemme. Né l'azienda, né i sindacati hanno infatti organizzato assemblee unitarie per spiegare i programmi e le finalità della nuova società. Ci era stato garantito che nessun posto di lavoro sarebbe stato a rischio, così come non sarebbero calati i salari e nessuno si sarebbe trovato a lavorare fuori sede. Così non è stato». Ma torniamo per un attimo a quell'anno, il 1994, indicato dagli stessi componenti del Cdl come inizio dello strano “sodalizio” tra sindacati e impresa di trasporto pubblico locale: «Sfogliando un'intesa siglata il 30 settembre di quell'anno - precisano dal Cdl - si legge che occorre giungere ad una realizzazione di recuperi dei costi del personale, mediante la sottoscrizione di un nuovo accordo di produttività. Insomma stipendi sempre più bassi e carichi di lavoro sempre più alti. Eppure nello stesso documento si fa notare come la ricerca di maggior efficacia del servizio ed efficienza dell'azienda passa attraverso provvedimenti sull'organizzazione della mobilità urbana in generale, tramite interventi sulla viabilità e sul traffico a sostegno del servizio pubblico, azioni che richiedono il coinvolgimento degli enti locali. Ad oggi i recuperi sul personale sono evidenti, ma gli interventi sull'organizzazione del traffico e sulla mobilità non si sono fatti vedere, tranne che per i tagli alle linee cui stiamo assistendo negli ultimi mesi. Crediamo invece sia indispensabile un rilancio del trasporto pubblico nei piani delle varie Amministrazioni».

Come si comporterà dunque da qui in avanti il gruppo spontaneo dei lavoratori? «Chiederemo di poter partecipare ad ogni scelta - promette il presidente Cellini - naturalmente come auditori. Presto formuleremo richiesta scritta a chi di dovere. Quel che viene discusso deve passare dall'assemblea dei lavoratori, in caso contrario potremmo anche giungere a dei referendum, come accaduto per la Fiat». Nel caso i sindacati riconoscessero di aver avuto qualche genere di mancanza, l'iniziativa del Comitato potrebbe rientrare? «Indietro non si torna» è la risposta lapidaria del presidente Cellini.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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