La manifestazione
«I miei soldi sequestrati da 4 anni»
Ricorre al Tribunale uno degli imputati dei procedimenti di Campagnatico
GROSSETO. Le sue somme sono sotto sequestro da oltre quattro anni: una polizza da 80mila euro e 1.200 euro sul conto corrente. La Procura non consente che vengano toccate e adesso le spese di tenuta del conto hanno inciso la somma, al punto che è andato in rosso. Roberto Serafini, geometra, uno dei principali imputati dei procedimenti penali che riguardano Campagnatico, ha così fatto ricorso al Tribunale chiedendone il dissequestro. Un ricorso che verrà discusso oggi dai giudici del riesame, cui si è rivolto il suo difensore, l'avvocato Carlo Valle.
La somma è cointestata a Serafini e alla moglie. E' finita nel mirino della Procura all'epoca della prima inchiesta che ha interessato l'ex dirigente del Comune di Campagnatico (e contemporaneamente libero professionista), quella che si è conclusa poche settimane fa con la sentenza della Corte di appello che ha revocato la confisca: le dodici villette di Sant'Antonio. Serafini era finito agli arresti, la polizia giudiziaria aveva effettuato perquisizioni e sequestri. Le somme sequestrate erano state ritenute frutto di corruzione-abuso d'ufficio. «Ma un processo per queste ipotesi di reato non c'è ancora - lamenta l'avvocato Valle - A quattro anni di distanza non c'è nemmeno un 415 bis (la chiusura indagini, ndr). Come si fa a tenere un sequestro a vita?».
Era la fine di gennaio 2008 quando scattò il blitz della Procura. Per Sant'Antonio, era stato condannato a 6 mesi di arresto (per lottizzazione abusiva), pena ridotta a 4 mesi in appello (per semplice abuso edilizio). Cosa c'entrava Serafini in quell'intervento edilizio? Lo scrive la Corte di appello: a lui «risaliva l'ideazione di trasformare la stalla in dodici villette, essendosi attivato in prima persona, prima facendo compromettere il terreno dai precedenti proprietari Rossi-Priori a favore del suo amico costruttore Marchini, poi subentrando direttamente nella posizione di promittente-acquirente del Marchini e quindi accordandosi per il definitivo acquisto del terreno direttamente col Concu».
«E' stata solo un'operazione commerciale tra Concu e Serafini e quelle somme altro non sono che il frutto", argomenta Valle. Il quale richiamandosi ancora alle motivazioni di appello sottolinea che questa ha sgombrato il campo da possibili equivoci: "Esulano dal presente processo - scrivono i giudici fiorentini - altri fatti reati evocati nel capo di imputazione, abuso d'ufficio, corruzione in atti di ufficio dei tecnici comunali Racioppi e Serafini in accordo con Concu».
Le somme sequestrate avrebbero dovuto essere appoggiate, eccepisce il legale, sul cosidetto "conto giustizia" presso Equitalia. E invece ciò non è avvenuto. «Al sostituto procuratore Stefano Pizza abbiamo chiesto di essere autorizzati a chiudere quel conto, che non solo è vuoto ma è addirittura in rosso. Con tutte le conseguenze che comportano le segnalazioni di questo genere. E' una richiesta che rinnoviamo adesso al Tribunale».
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