Attenzione
Emergenza abitativa, critiche trasversali
Contro il regolamento Rossi (Pdl) e Citerni (Sel): «Famiglie penalizzate, non si valutano i bisogni»
GROSSETO. Il regolamento sull’emergenza abitativa approvato di recente dal Comune trova critiche da destra e da sinistra. Ma il primo a contestare le scelte della maggioranza è stato don Enzo Capitani, da poco nominato responsabile della Caritas.
Adesso sia Fabrizio Rossi (Pdl) che Cristina Citerni (Sel) spendono parole di fuoco per le norme del regolamento.
«Le perplessità che hanno portato al mio voto negativo – dice Fabrizio Rossi – e a quello del gruppo sul regolamento sono legate ai valori che sottendono alle politiche della casa e, in questo frangente, all’emergenza abitativa. Nel regolamento all’art. 2 si equipara la famiglia, costituzionalmente tutelata, ad altre realtà sociali, che esulano addirittura dalla convivenza more uxorio, strettamente intesa. Cambiare i significati o confonderli e cancellarli è la premessa per l’impossessamento abusivo di parole chiave del lessico politico e civile. Magari non più famiglia ma famiglie; non più un uomo ed una donna, ma qualsiasi rapporto affettivo oppure la mera convenienza per aggirare le norme. In questo modo sono i coniugi a essere discriminati, perché si sono formalmente assunti obblighi (per esempio il dovere di coabitazione, di curare il coniuge, di educare il figlio anche se non è proprio, di contribuire ai bisogni della famiglia, di mantenimento o di versare gli alimenti in caso di separazione o divorzio) e responsabilità verso il coniuge e i figli, di cui si può esigere giuridicamente l’adempimento».
«Con la situazione ingestibile del Poggio di Roselle, con i 92 alloggi ormai occupati, il regolamento è troppo blando contro gli abusi e contro coloro che commettono reati negli alloggi. Quali strumenti il regolamento mette a disposizione per colpire i furbetti e i delinquenti prima e dopo il loro ingresso negli alloggi? Altresì sarebbe davvero importante la costruzione del dormitorio pubblico, come da tempo chiede il vescovo».
E Cristina Citerni: «Il nuovo regolamento, che esclude a priori da ogni possibile aiuto tutte le famiglie che non risiedano a Grosseto da almeno tre anni, senza alcuna valutazione sulla situazione di effettivo bisogno, recepisce le richieste avanzate nella passata campagna elettorale dai candidati della destra, con i quali su questi temi ho più volte aspramente dissentito. Scoprire adesso che le promesse fatte dalla destra vengono mantenute dal centrosinistra mi riempie di sconforto.
Il tessuto sociale di questa città si va rapidamente deteriorando, la coesione che da sempre ci caratterizza subisce i colpi dalla crisi economica e si trasforma in una guerra tra poveri che produce marginalità ed esclusione e le istituzioni, che hanno la responsabilità di arginare questi fenomeni, non fanno che alimentarli, introducendo norme discriminatorie e inique.Vorrei ricordare che gli interventi sull'emergenza abitativa non hanno nulla a che fare con l'assegnazione, in via definitiva, di un alloggio di edilizia popolare, ma costituiscono una sorta di “pronto soccorso” per le situazioni di enorme disagio in cui le famiglie possono trovarsi.
La storia recente ci insegna che la solitudine nella quale si sprofonda in molti casi può trasformarsi in tragedia. Credo che di fronte all'emergenza si dovrebbe valutare il bisogno, non il certificato di residenza, e per fortuna non sono la sola a pensarla così: le mie posizioni, spesso stigmatizzate come estremiste o ideologiche, sono condivise da chi ha fatto della carità cristiana un modello di vita e non un vuoto concetto da sbandierare per prendere un po' di voti».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
