Sicurezza
Rissa davanti al locale Due ragazzi accoltellati
Far west nel parcheggio della Marina di Cala Galera, cinque feriti La lite è scoppiata tra due gruppi, uno di argentarini e l’altro di romani
PORTO ERCOLE. Cinture sfilate dai passanti dei pantaloni buoni, quelli messi per la sera di Pasqua e la lama luccicante di un coltello spuntata fuori all’improvviso. Non era ancora spuntata l’alba, ieri mattina, che nel parcheggio della Marina di Cala Galera è scoppiato l’inferno.
Una trentina di ragazzi, tutti giovani tra i venti e i venticinque anni. Uno di fronte all’altro, differenti probabilmente solo per le loro origini: argentarini, orbetellani e dall’altra parte romani. I due gruppi forse qualcosa da ridire l’uno nei confronti dell’altro ce l’avevano avuto qualche giorno prima sembra per qualcosa che era successo ad Albinia.
Qualcosa che ha scatenato la violenza e le botte: due ragazzi sono finiti in ospedale con ferite da arma da taglio. Infilzati, sanguinanti, sono stati soccorsi dai sanitari del 118 e sono tutt’ora ricoverati al San Giovanni di Dio. Gravi, ma non in pericolo di vita. E ignari dei motivi di tutta quella violenza. Loro erano lì, sono passati e hanno visto quel far west. Poi sono stati aggrediti e feriti.
Tutto è cominciato alle quattro del mattino. Al King’s di Cala Galera la serata era appena finita. Al pianobar, i clienti più grandicelli, nell’ala dedicata alla discoteca i giovani. Tanti i romani in vacanza all’Argentario, tanti anche dentro il locale. Qualcuno fuori, tra quelli che menavano le mani.
In pista i ragazzi ballavano, alla consolle c’era Claudio Coccoluto e la festa andava avanti da sola con qualche vip arrivato all’Argentario proprio per le vacanze di Pasqua. Poi, qualcosa è cambiato, ma non dentro la discoteca: l’inferno è scoppiato fuori, lontano anche dai cancelli del locale.
«Quando sono uscito - dice Luca Prandini, titolare del King’s - davanti al locale non c’era niente. Erano le 4 e avevamo appena spento la musica. ho visto due ragazzi coperti di sangue venirmi incontro. Li conoscevo. Non ho aspettato nemmeno un minuto e ho chiamato carabinieri e 118». Mentre i militari stavano arrivando alla marina di Cala Galera, le ultime persone rimaste dentro al locale non si erano accorte di quello che stava succedendo fuori. «Ho detto a chi era ancora in discoteca di non uscire - dice ancora - perché avevo paura che altre persone si facessero male. Quello che ho visto in quel piazzale era una cosa incredibile». I ragazzi se le stavano dando di santa ragione, roteavano cinture, si prendevano a calci e pugni. A piccoli gruppi. Smettevano, si allontanavano, poi si offendevano di nuovo e ricominciavano a picchiarsi. Il parcheggio della marina di Cala Galera trasformato in un ring dove si è combattuto a più riprese.
Dentro la discoteca, invece, non c’era stato alcun problema né alcuna tensione.
«Quando i litigi scoppiano dentro ai locali - aggiunge Prandini - le avvisaglie ci sono. Domenica sera al King’s nessuno si è accorto di niente». Nessuno avrebbe pronunciato il classico «ti aspetto fuori». Di giovani ce n’erano tanti, dentro e tanti sono rimasti anche fuori. Qualcuno ha cercato, durante la serata, di scavalcare la recinzione per entrare lo stesso. Ma la sicurezza del locale è riuscita a fermarli. «Con quello che è successo dopo però non c’entra niente - aggiunge - perché quando sono uscito io, tra i gruppi che si stavano fronteggiando, non tutti erano dentro il locale, prima». Qualcuno, probabilmente, è arrivato in quel parcheggio proprio quando uscivano quei ragazzi con i quali, sembra, che ci fosse stata un discussione prima.
I carabinieri sono arrivati a Cala Galera con tre pattuglie, e a dare una mano ai militari è arrivata anche un’auto della Polstrada: ma la rissa era finita e tanti di quei giovani che roteavano le cinture in aria, se le erano già infilate nei passanti. Qualche auto è stata danneggiata, qualche finestrino è finito in frantumi.
Il conto, alla fine, è stato di due ragazzi orbetellani in ospedale, uno dei quali colpito con un fendente all’altezza del polmone, e altri tre con una prognosi di cinque giorni.
E tutto questo, probabilmente, solo perché argentarini e romani non si vedono di buon occhio.
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