Il dolore
«Non lo perdono, ma non lo abbandono»
Aggressione di Pasquetta dell’anno scorso dopo il “rave”, parla il padre di Matteo Gorelli
EMPOLI. «Se l’ho perdonato? È una domanda senza risposta. Come figlio forse sì, ma come uomo non posso farlo». Francois Gorelli è il padre di Matteo che nel giorno di Pasquetta di un anno fa, mentre era in compagnia di tre amici minorenni, aggredì due carabinieri a un posto di blocco a Sorano, causando lesioni gravissime ad Antonio Santarelli, in coma irreversibile, e postumi a un occhio a Domenico Marino. Un altro fatto di sangue nel giorno dopo Pasqua, come ieri a Cala Galera.
Il ricordo. Per l’Italia intera quell’episodio così violento diventò “l’aggressione di Pasquetta”: «Sì, ma io – racconta Francois – non ho associato in maniera diretta la giornata di oggi (ieri, ndr) a quell’episodio. Per me l’anniversario, il giorno ancora più difficile di tutti gli altri sarà il 25 aprile», quando ricorrerà il primo anniversario: «E il mio pensiero andrà una volta di più alle famiglie Santarelli e Marino».
Incubo quotidiano. Ma in casa Gorelli non c’è bisogno delle ricorrenze per stare male: «Ogni giorno – racconta Francois – la mente va alle famiglie di quei due carabinieri, a quello che è successo quel maledetto giorno». Una perizia psichiatrica dovrà chiarire se Matteo era capace di intendere e di volere e venerdì inizieranno le operazioni: «Io speravo che i tempi della giustizia fossero più corti. E invece il logoramento è interminabile: dopo un anno ancora non ho capito che cosa è successo. È tutto ancora oscuro e confuso. Ma ci sono persone competenti che ci aiuteranno a fare luce sulla faccenda».
Il rapporto. Francois non ha perdonato Matteo, ma non l’ha certo abbandonato: «Abbiamo a disposizione sei ore di colloquio con lui e cerchiamo di smistare questo tempo tra me, mia moglie e gli amici e i parenti che vogliono andare a trovarlo nel carcere di Grosseto. Il nostro rapporto? Sembra un paradosso, ma si è rafforzato. Prima tra la scuola, gli impegni e gli amici, ci vedevamo molto poco (Francois e la moglie Irene Sisi sono separati, ndr). Ora invece ogni sabato vado da lui e parliamo molto».
I giorni in carcere. Matteo, che frequentava l’Istituto tecnico di Empoli ha ripreso a studiare: «Ma ha difficoltà di concentrazione – racconta il padre – perché la sua testa va a quel giorno. L’unico sollievo lo trova quando arriva la domenica, grazie alla preghiera, con il supporto di don Enzo, un parroco che lo ha aiutato molto, così come l’avvocato Francesco Giambrone, che è sempre al suo fianco. In carcere lo trattano bene e lui non ha creato alcun problema. Si impegna nelle attività del carcere e cerca di studiare: vuole diplomarsi. Ora sta facendo il programma di terza e quarta, poi penserà all’esame di maturità».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
