Finanza
«Investire qui scoraggia: ecco perché»
La crisi economica rischia di travolgere le aziende amiatine e l’occupazione. La ricetta di Ubaldo Corsini: più collegamenti
CASTEL DEL PIANO. L’Amiata delle imprese e dell’agricoltura trema: aziende in crisi, da quelle storiche e che impiegano centinaia di persone, come Amtec e Floramiata, a quelle piccolissime costrette a chiudere per la morsa degli studi di settore, mancanza di lavoro.
Le cronache degli ultimi tempi ne sono piene, insieme alle notizie sul ricorso, praticamente sconosciuto in Amiata, alla cassa integrazione in deroga, sulla stretta bancaria, i consumi bassissimi, la mancanza di lavoro, i negozi che spuntano come funghi e poco dopo spariscono, l’esitazione e la sfiducia a lanciarsi in avventure neoimprenditoriali.
Anche nell’agricoltura, soprattutto quella incentrata su olivo, vite e castagno, si respira aria pesante: il gelo ha colpito gli oliveti in modo durissimo e il cinipide, mortale insetto dei castagneti, sta distruggendo un patrimonio ambientale ed economico ineguagliabile. Il turismo, infine, non gira, neppure quello invernale.
La crisi tocca, insomma, tutto lo spettro delle attività economiche, dall’agricoltura del piccolo e medio imprenditore, alle aziende ad alta specializzazione tecnologica e non ci sono segnali rassicuranti in nessun settore commerciale.
Ne parliamo con Ubaldo Corsini, proprietario della Corsini Biscotti, un’azienda storica di Castel del Piano, ormai nota a livello internazionale. Una mosca bianca, la Corsini Biscotti, tanto ben consolidata che sta fronteggiando senza troppi problemi l’urto della crisi in atto. «Abbiamo mantenuto l’entità del fatturato dell’azienda - spiega l’imprenditore - ma con utili inferiori. Però, con i tempi difficili che sta vivendo l’intera economia mondiale, francamente ci riteniamo soddisfatti».
Quali, secondo Corsini, i motivi dei tanti problemi che adesso sembrano moltiplicati? «Le piccole e medie imprese soffrono molto, anche quelle agricole - spiega -. Il fenomeno della globalizzazione ha trasformato il modo di fare impresa e mercato. Certo a aziende come le nostre non giovano le guerre finanziarie consumate virtualmente e la morsa del sistema bancario. Ma diciamo subito che l’Amiata è scollegata dal mondo. Fra le altre cose, infatti, abbiamo urgenza di una via di collegamento decorosa che ci metta in comunicazione con le grandi arterie stradali. Mi riferisco alla strada del Cipressino che da Paganico porti direttamente alla montagna e dia la possibilità ai tir e ai grandi automezzi di transitarla. Se pensiamo alla fatica che fa un camion per inerpicarsi fin quassù, tornante dopo tornante, è chiaro che il primo e più pesante handicap per le imprese è l’assenza di vie di comunicazioni decenti. Sono anni che se ne parla, si promette e non se ne fa di nulla. Intanto l’economia muore».
Ma c’è un altro grave problema, secondo Corsini e cioè le materie prime per i vari prodotti. «Bisogna andarle a cercare lontano e non è una passeggiata - spiega Corsini - con distanze bibliche, prezzi che lievitano, difficoltà a reperirle».
Corsini racconta che nel momento in cui la sua azienda incominciò a decollare e decise di ampliarsi per la prima volta, gli fu offerto di trasferirsi in città, lontano dall’Amiata in posizione più comoda e meno isolata. «Scelsi la montagna, dove sono radici, famiglia, strutture storiche. I figli erano piccoli, mi sentivo al sicuro. Ma in un battibaleno le cose sono cambiate. Non ci siamo neppure resi conto di quanto. Se non si sta al passo, mettendosi in linea con i ritmi del mercato, prevedendo ciò che potrà succedere fra un secondo, non si sopravvive. L’Amiata è diventata una nicchia periferica e isolata che scoraggia gli investimenti. Parlo anche dei miei investimenti. Occorre invertire questa linea di tendenza, altrimenti non se ne esce».
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