Italia
Analizzato il terreno della maxi discarica
Tecnici dell’Arpat al lavoro per scongiurare il rischio inquinamento L’area è sotto sequestro. Polemico il Pdl: «Segnalato più volte, non ci ascoltano»
GAVORRANO. Quelle duecento tonnellate di rifiuti speciali sono ancora lì, nascoste tra gli alberi della campagna gavorranese.
A quasi due settimane di distanza, infatti, le indagini condotte dalla guardia di finanza vanno avanti e fino alla loro chiusura l’intera area è sotto sequestro, insieme a tutti i materiali che contiene. Carcasse di trattori, macchine ed altri mezzi, pneumatici, vernice, solventi e tutto il resto. Gli inquirenti stanno cercando di capire come sia nata questa discarica a cielo aperto, nei dintorni della piccola frazione Potassa.
Al momento sono scattate due denunce per abbandono e attività di gestione rifiuti non autorizzata, a carico di una coppia che aveva in uso il terreno. E le indagini dovranno stabilire se altre persone sono coinvolte in qualche modo con questo scempio.
Questo non toglie comunque che i soggetti competenti siano a lavoro per bonificare la zona. L’Arpat e i tecnici della Provincia di Grosseto infatti hanno già svolto alcuni sopralluoghi, dando il via alle verifiche dello stato d’inquinamento del terreno, vista anche la vicinanza ad una falda acquifera.
I risultati delle analisi ancora non sono arrivati, ma il lavoro quanto meno è partito. Il problema riguarda la presenza di tutti i materiali ancora nell’area sotto sequestro. Finché sono in corso le indagini non può essere tolto neanche un barattolo e finché tutto rimane tra gli alberi non si può partire con la bonifica. Comunque i tecnici sono tranquilli: sia perché la discarica non contiene materiali tossici (come ad esempio l’amianto), sia perché le operazioni da parte degli inquirenti non dovrebbero dilungarsi troppo nel tempo, data la natura del problema. Per di più, una volta ricevuti i risultati delle analisi, sarà possibile iniziare a studiare quale tipo di bonifica applicare al terreno, portandosi avanti con il lavoro.
Intanto però la discarica di Potassa ha sollevato non poche polemiche. «Nella mia esperienza ho denunciato più volte il grave stato di abbandono e di inquinamento presenti in ampie aree del territorio comunale, senza avere mai avuto nessun riscontro oggettivo. Anzi, pareva dar fastidio» dice l’ex capogruppo del Pdl Fabrizio Fabiano. «Basterebbe ricordare tra i molti esempi: il depuratore di Ravi (distrutto e mai entrato in funzione), le iniziative sui fitofarmaci in agricoltura, il recupero dell’olio esausto, i vari inquinamenti ambientali causati dagli scarichi fognari della zona sud del Comune, (in particolare le fogne della frazione di Grilli) che vanno a finire tutti nel fiume Bruna, con arrivo a Castiglione della Pescaia».
E immediatamente la polemica assume anche un carattere politico. «E pensare che nel governo locale ci sono due partiti su tre che richiamano il proprio nome al rispetto dell’ambiente, ossia Sel e Verdi, cioè ecologia ed ambiente, nella libertà della sinistra. Ottimi proponimenti, non c’è che dire».
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