Sicurezza
«Noi, crocifissi da Poste» La rabbia sfila sulla Senese
Due paesi e centinaia di auto hanno rallentato ieri il traffico sulla quattro corsie Pari e Casal di Pari protestano in massa per i tagli agli uffici: «È una vergogna»
CIVITELLA PAGANICO. Il suono dei clacson, nella nebbia, annuncia che si stanno avvicinando. Dopo pochi istanti, ecco spuntare da dietro la curva dello svincolo per Civitella Marittima la volante della polizia. Ancora un attimo ed eccoli, due paesi interi, Pari e Casal di Pari, stipati in centinaia di auto che marciano per protestare la chisura dell’ufficio postale di Casale. Una slavina che scende giù dal cucuzzolo della collina e intasa la Senese, il sabato prima della Pasqua. «Abbiamo fatto incavolare qualche automobilista, ci dispiace, ma è un modo per farci sentire», spiega uno dei partecipanti.
Più disagio l’hanno creato quelli di Poste Italiane, quando hanno sceso loro quella stessa strada, a fine marzo, per non tornare mai più: l’ufficio di Casal di Pari è stato chiuso e quello di Pari è a rischio.
Per questo gli abitanti in massa, riuniti nel Comitato 2 Giugno, si sono messi in moto e dai loro paesi hanno sfilato fino a Paganico, per fermarsi di fronte all’unico ufficio postale che rimane aperto tutti i giorni della settimana, l’unico avamposto dell’azienda sul territorio insieme a quello di Civitella Marittima, che però è aperto solo tre giorni alla settimana, e a quello, appunto, di Pari, aperto per un giorno ma in odore di chiusura fra un anno.
È un corteo composto, fatto solo di auto e qualche camioncino. «Avevamo pronti dieci trattori e i motorini ma non ci hanno autorizzati mandarli sulla quattro corsie», spiega Tommaso Minacci, uno dei promotori della protesta. E allora tutti in macchina, pensionati, famiglie, giovani. Sui lunotti posteriori hanno attaccato cartelli e striscioni gialli, il colore delle Poste: “Poste Italiane, vergogna italiana”, “Poste, diritto sociale o furto legale?”.
Arrivati a Paganico scendono dalle auto e, nel giorno prima di Pasqua, iniziano la loro processione laica: in testa portano una croce: “Messi in croce da Poste Italiane”, c’è scritto. Dietro, un lungo corteo. Hanno un megafono, ma non fanno baccano: la rabbia cova silenziosa e questa gente di grida verso le Poste ne ha già rivolte tante, senza riuscire a farsi ascoltare. Già nel 2006 aveva occupato la Senese, sempre per problemi legati all’apertura dell’ufficio postale il cui orario di apertura fu ridotto.
«Adesso da Casal di Pari si dovrà andare lì o venire qua a Paganico», spiega Debora, 42 anni, mentre attacca un cartello alla ringhiera. «Ma qui ci sono solo due sportelli aperti. Se lo sono chiesti se saranno sufficienti? Era così costoso tenere un ufficio aperto per un solo giorno a settimana? E poi non è vero che chiudono perché non rendeva (le Poste motivano la chiusura con il fatto che l’ufficio di Casal di Pari è diseconomico, ndr): lo sanno tutti che le Poste vogliono costituirsi in banca a tutti gli effetti e devono chiudere un tot di sportelli per la legge antitrust. E sa qual è il risultato? Che al solito vengono favorite le banche, perché ora tutti quelli che avevano il conto Bancoposta ne apriranno uno alla banca».
Gildo Sampieri, 79 anni, giacca marrone con sopra la sciarpa gialla della protesta spiega: «Da quando sono nato le Poste in paese ci sono sempre state e ora mi toccherà prendere la macchina e venire qui. Per fortuna guido ancora, ma di anni ce n’ho: come farò poi?».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
