Sicurezza
L’applauso degli americani alla professoressa gigliese
Una classe dell’università di Harvard in piedi davanti alla ricercatrice «Il tributo per quello che gli abitanti dell’isola hanno fatto per i naufraghi»
ISOLA DEL GIGLIO. La credibilità di un paese intero messa in discussione dall’inchino di quella nave e dal naufragio che ha ucciso trentadue persone. Due di loro sono ancora dispersi, sono ancora là sui fondali dell’isola. Una ferita aperta per il Giglio, che cerca di sollevare la testa e andare verso l’estate senza la paura di ripercussioni sul turismo. Ma se il naufragio della Costa e il comandante Schettino hanno fatto vacillare l’immagine dell’Italia all’estero, il lavoro dei gigliesi la notte del 13 gennaio è quello che ha mostrato il volto di un paese migliore. E la testimonianza diretta del messaggio arrivato oltreoceano è proprio quello che una gigliese ha raccontato durante l’ultima visita del ministro Gnudi sull’Isola.
Lei è un’ex abitante dell’isola, ormai. Una professoressa che insegna ad Harvard e che fa la spola tra gli Stati Uniti e Roma. Il suo settore, la ricerca oncologica.
Quando è successo l’incidente della Concordia, lei era negli Stati Uniti. Era in classe, qualche giorno dopo, nella prestigiosa università americana. Gli studenti avevano letto quello che era successo al giglio. Sapevano del naufragio e sapevano anche di quello che avevano fatto i gigliesi. Del lavoro straordinario di quella notte: una popolazione che si mobilita per aiutare i naufraghi, spontaneamente, senza che nessuno chiedesse niente. Un collega di Paola Muti bussa alla porta. «Sapete, ragazzi, la vostra insegnante è una gigliese, è originaria dell’Isola del Giglio». Non sono saliti sui banchi come nell’ “Attimo fuggente”, non hanno messo la mano sul cuore per ripetere «Oh capitano, mio capitano». Ma si sono alzati e l’aula è stata riempita da un applauso fragoroso, interminabile, commovente.
Un applauso che non era rivolto soltanto alla professoressa, ma che era dedicato a tutti gli abitanti del Giglio che la notte del naufragio hanno fatto un piccolo miracolo.
«Questa storia non la sapevamo - dice il sindaco del Giglio Sergio Ortelli - ce l’ha raccontata la professoressa durante la visita del ministro Gnudi sull’isola. Parlavamo di turismo, e di cosa pensano di noi gli stranieri. Quello che hanno fatto i gigliesi quella notte è il nostro più bel biglietto da visita».
Ieri era la vigilia di Pasqua, al Giglio. Il sindaco, come ogni giorno, era nel corso. A stringere mani e ricevere auguri. «Ci sono ovviamente i soccorritori e ci sono anche gli operai che lavorano intorno alla nave - dice - ma il corso è pieno e i turisti sono già arrivati». Certo, i numeri non sono quelli della stagione passata. «Ma questo non è l’effetto del naufragio - aggiunge il sindaco - è l’economia del nostro Paese che non gira». Comunque la si veda, però, il Giglio ha più di un motivo per andare avanti a testa alta: il mare, i paesaggi incantati. E l’accoglienza. Gli abitanti dell’isola lo hanno dimostrato quando si sono trovati di fronte a quella tragedia. E gli applausi sono arrivati anche dalla lontana America.
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