Sicurezza
Dal cantiere ai fornelli, si riparte così
Tre cassintegrati del Consorzio Etruria e una disoccupata si reinventano ristoratori e aprono un locale a Principina
GROSSETO. Dalla polvere del cantiere alla farina del fritto misto; dall’impalcatura alla sala da pranzo. Ecco come reinventarsi un mestiere, a 40 anni suonati, dopo aver conosciuto il dramma della disoccupazione ed essere appesi alla cassa integrazione.
È la storia, appena cominciata, di Federico “Lino” Scipioni, 39 anni, del fratello Giauro, 41 anni e del collega Claudio Carini, 43. Tutti soci del Consorzio Etruria che, al pari di un centinaio di colleghi in Maremma e altre centinaia fuori provincia, a causa della crisi spaventosa che ha portato il Consorzio sull’orlo del fallimento si sono ritrovati senza lavoro. Ma non per molto.
Hanno deciso, infatti, di non stare a guardare e di trasformarsi in perfetti addetti alla ristorazione. Perfetti o quasi: il giudizio spetta ai clienti del ristorante “Il cavavoglie”, dello stabilimento balneare Le Dune a Principina a Mare, dove debutteranno domani.
«L’idea è venuta a mia sorella Diana - spiega Claudio - quasi per caso. Anche lei è disoccupata e tempo fa è venuta a sapere che a Le Dune cercavano nuovi gestori del bar ristorante. Così, io, Giauro e Federico ci siamo detti: siamo in cassa integrazione, quasi quasi veniamo con voi».
“Voi” è, oltre a Diana, anche papà Piero, classe 1940, pensionato. Che però – cuore di babbo – non c’ha pensato due volte a rimettersi in pista. Babbo e figlia sono diventati soci e hanno preso in gestione il ristorante; Federico, Giauro e Claudio si sono accodati come coadiutori familiari, una qualifica che permette loro di mantenere la cassa integrazione di poco più di 700 euro al mese.
La squadra è completa: quattro disoccupati e un pensionato che ricominciano da zero. L’8 gennaio mettono per la prima volta piede nel ristorante. Diana prende posto ai fornelli, forte della sua esperienza di cuoca già in due ristoranti. Per gli altri, si fa presto a dire “faccio il cameriere” quando si è lavorato per un quarto di secolo nell’edilizia, come Claudio, o ci si è diventati “maggiorenni”, come Giauro, 18 anni col Consorzio. Serviva un corso accelerato.
«Abbiamo fatto delle prove - raccontano i tre - tipo apparecchiare e sparecchiare, servire al tavolo per i familiari che facevano finta di essere clienti. Abbiamo pure provato a fare il cappuccino: mamma mia...». «Noi siamo abituati con i mattoni - si sfoga Claudio ridendo - e questo è un lavoro complicato». La pratica è arrivata facendo i volontari al Circolo Arci Khorakhanè di Grosseto. «Abbiamo imparato anche a fare i cocktail - spiegano -. Come si chiama quello... fritz?».
La buona volontà, insomma, c’è tutta. Anche perché di alternative ce ne sono poche. «Qualcuno di noi è in cassa integrazione da un anno, altri dall’estate - spiegano i tre - non c’è stato verso di trovare altri lavori e la cassa integrazione è sicura solo fino al 30 giugno. E dire che non abbiamo mai avuto problemi».
Ma quella, ormai, è già una vecchia storia. Federico, Giauro, Claudio e Diana ora guardano a domani, giorno di Pasquetta, quando il rinnovato “Il cavavoglie” apre i battenti per il pranzo. Le magliette azzurre della divisa sono già pronte (una mano a realizzarle l’ha data Chimenti delle bibite), le tovaglie stirate, le stoviglie pronte. Anche il menu è deciso: lasagne ai carciofi, pici salsiccia e finocchietto, cotolette d’agnello. «Un po’ l’idea della gente ci spaventa - ammettono - ma ci consola che avremo a pranzo da noi anche alcuni colleghi del Consorzio».
E se questa professione dovesse piacere loro più del mattone? «Meglio lavorare sulla spiaggia che in cantiere con la polvere», si lascia sfuggire uno di loro.
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