Sicurezza
Il saluto del Prefetto alla Maremma «Torno per i tortelli»
Giuseppe Linardi ha gestito l’emergenza Concordia Ora lo aspetta un incarico al Ministero dell’Interno
GROSSETO. Ad attenderlo ora c’è un posto al Ministero dell’Interno, settore organismo di valutazione. Ma per la Maremma, che lascia oggi, Giuseppe Linardi è e resterà il Prefetto. Quello dell’emergenza, quello della Concordia, di quella notte che si è moltiplicata per dieci nella sala operativa allestita in pochi minuti il 13 gennaio.
Classe 1954, Linardi è arrivato a Grosseto il primo settembre 2009. E da quella data, le sue giornate sono state scansite dai tanti piccoli e grandi problemi che riguardano la provincia che da sola rappresenta, per estensione, un quinto della Toscana. Di problemi dei quali occuparsi, qui, ce n’erano in abbondanza. Poi è arrivata la Costa Concordia al Giglio e tutto non è più stato come prima. «Un evento straordinario - dice il Prefetto - di quelli che non succedono quasi mai in una vita e che mi auguro non accada mai più». La telefonata ricevuta sul suo telefonino il 13 gennaio, Linardi la ricorda bene. «Mi hanno chiamato dicendomi che c’era una nave con migliaia di persone a bordo che rischiava di affondare. Il sangue mi si è gelato». Ma la fermezza e la lucidità, Linardi non l’ha persa nemmeno in quei pochi secondi di comunicazione.
La sala operativa allestita all’istante, la risposta delle istituzioni, i protocolli di emergenza. «Ma soprattutto la risposta dei gigliesi prima, di tutti gli abitanti della Maremma poi - aggiunge - sono stati loro a fare il miracolo, al Giglio e all’Argentario, gli abitanti sono stati la prima protezione civile». In due ore la provincia era capace di accogliere tremiladuecento persone: dare loro un posto per dormire, da mangiare, abiti asciutti.
Linardi è entrato nella sala operativa la sera del 13 gennaio, per uscirne dieci giorni dopo. Il suo grande ufficio dove campeggia un divano e due poltrone ricoperte di tappezzeria damascata, Linardi lo ha rivisto dopo settimane. C’era da stare lì dove gli uomini lavoravano, per strada. Come quando, a febbraio, all’emergenza della Concordia in Maremma se n’è aggiunta un’altra: la neve. Paesi isolati, persone bloccate nelle loro case. Anche quella sera Linardi decise che in ufficio avrebbe fatto ben poco. «Con il presidente della Provincia decidemmo di partire - racconta - per arrivare a Castell’Azzara, a Sorano. Nei posti più colpiti dalla neve. la Maremma sembrava un canyon di ghiaccio».
Anche per l’emergenza neve, come per l’emergenza nave, i protocolli di sicurezza hanno funzionato. Ma la Concordia, da gennaio ad oggi, è stata una costante nella vita del prefetto. È stato lui a tenere quel filo diretto con l’altro Prefetto, Franco Gabrielli, a seguire minuto dopo minuto quello che accadeva sull’isola. A calcolare, anche, le conseguenze di quella vicenda. «Non crediate che sia un fatto che riguardava soltanto noi - dice - con quel naufragio l’Italia si è giocata la sua credibilità. Sono stati i gigliesi con il lavoro fatto quella notte a ridare dignità al nostro Paese». Ora che lascia questa terra, Linardi promette di tornare presto. «C’è il Prefetto e c’è l’uomo che qui lascia tanti amici - dice - che non voglio assolutamente perdere. Mi vedrete ancora, in questa terra che ho nel cuore». Questa volta, però, senza giacca e cravatta. «E davanti a un piatto di tortelli».
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