Il Tirreno

Grosseto

aveva perso la vita l’inquilina

Esplosione mortale, una condanna

Esplosione mortale, una condanna

Colpevole la proprietaria della casa: doveva essere scrupolosa

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CAPALBIO. Il proprietario che concede un immobile in affitto «è tenuto a verificare in modo assai scrupoloso, anche sotto il profilo della professionalità dei terzi a cui affidare i compiti di manutenzione e-o intervento sul bene da consegnare al locatario, l’idoneità e la non pericolosità dell’immobile». Aspetti che non sarebbero stati curati da Giuseppina Cau, 64 anni, di Capalbio, proprietaria dell’appartamento alla Torba in cui il 29 giugno 2010 avvenne l’esplosione di gas per effetto della quale - dodici giorni più tardi - morì in ospedale a Pisa Liliana Pascucci, 52 anni, inquilina.

Omicidio colposo per colpa generica: per questo motivo il giudice Marco Mezzaluna ha condannato a 10 mesi (doppi benefici) l’imputata, demandando al giudice civile il risarcimento del danno. Una condanna avvenuta con lo sconto di un terzo previsto dal rito abbreviato, un procedimento che si è svolto al termine della consulenza disposta dallo stesso giudice. Una consulenza che è anche una “lezione” per tutti coloro che, installatori o proprietari, devono far eseguire lavori negli immobili. I vigili del fuoco avevano rilevato che il sinistro era avvenuto per un difetto del collegamento tra la bombola di gpl posta all’esterno e il piano cottura: l’ingegner De Vita segnalò che il dado del tubo flessibile non era stato correttamente serrato. Il gas era fuoriuscito da qui. Inoltre, la tubazione non era sigillata come avrebbe dovuto essere; i collegamenti elettrici erano difformi dalla normativa; l’installatore non aveva i requisiti tecnici. Stando alle dichiarazioni del titolare della ditta installatrice (Luciano Orrù, a giudizio martedì prossimo), le prove di tenuta del gas erano state eseguite «con una fiamma vicino al dado». Ma, nota il giudice, «la normativa vieta tassativamente l’uso di fiamme libere. In commercio si trovano vari strumenti per il rilevamento delle fughe». Il perito incaricato dal giudice, l’ingegner Trovato, aveva sottolineato che la fuga si era protratta per 8-9 ore, cioè dal montaggio del piano cottura (al mattino) al ritorno a casa della Pascucci, che avrebbe poi acceso il fornello o si sarebbe avvicinata con una fiamma causando l’esplosione in un ambiente completamente saturo. Non c’erano poi le necessarie aperture di ventilazione. La difesa (Leporatti) ha evidenziato che la proprietaria non aveva alcun obbligo. Ma il giudice rileva che devono sussistere comunque i requisiti minimi di sicurezza; che il piano cottura appena montato comportava un obbligo di certificazione; che la proprietaria avrebbe dovuto verificare la competenza dell’operaio (Nunzio Fanciulli, ha patteggiato 1 anno). Quello era «un immobile pericoloso».

Nessuna responsabilità, invece, secondo il giudice, per il disastro colposo contestato dal pm Coniglio (che aveva chiesto 18 mesi) alla Cau: «nessun crollo o disastro penalmente rilevante si è in concreto cagionato». Dunque assoluzione perché il fatto non sussiste.

Pierluigi Sposato

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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