Sicurezza
Un anno fa al Sant’Anna l’arrivo dei profughi
MASSA MARITTIMA. È passato un anno da quando il primo pullman pieno di tunisini arrivò al rifugio Sant’Anna di Massa Marittima. In quei giorni iniziava a soffiare il vento della “primavera araba”,...
MASSA MARITTIMA. È passato un anno da quando il primo pullman pieno di tunisini arrivò al rifugio Sant’Anna di Massa Marittima. In quei giorni iniziava a soffiare il vento della “primavera araba”, con il nord Africa in subbuglio, tra le rivolte popolari contro i regimi dittatoriali (come in Libia) e le conseguenti repressioni. Molti degli esuli, costretti ad abbandonare i loro paesi, sono arrivati in Maremma poche settimane dopo. E la prima città nostrana ad accogliere queste persone è stata appunto Massa Marittima che oggi, a dodici mesi di distanza, fa il punto su quanto già fatto e quanto ancora da fare. «Il momento più delicato? Forse quello in cui i rifugiati sono iniziati ad arrivare» dice Luciano Fedeli, presidente della Società della Salute, ossia il soggetto massetano che si è fatto carico dell’accoglienza. «Ci sono stati momenti difficili – ammette Fedeli – ma tutto è andato bene, grazie anche a tutte le parti che hanno contribuito all’accoglienza». Nel corso di un incontro pubblico, il numero uno della Sds ha spiegato che una delle priorità adesso è «far abbandonare le strutture d’accoglienza a queste persone, in modo che possano avere una vita normale». Molti di loro (più della metà), infatti, hanno ottenuto il permesso di soggiorno. Agli altri invece è stato negato, per il momento, ma l’iter burocratico non è ancora finito. Una media comunque ben più alta rispetto a quella della Toscana, come spiega l’assessore al Welfare Salvatore Allocca. «Sono circa 1.200 gli esuli ancora presenti nella nostra regione. Fino ad oggi solo il 40 per cento di loro ha ottenuto il permesso». In ogni caso, si sta lavorando, a Massa Marittima come in tutta la Toscana, a dei corsi di formazione per proiettare tutti coloro che hanno già la documentazione in regola nel mondo del lavoro. «Dobbiamo trovare le loro competenze e certificarle – continua Allocca – poi sarà il momento di “tagliare il cordone ombelicale”». In questo senso, Fedeli parla chiaro per quanto riguarda Massa. «Abbiamo la disponibilità di 30 posti di lavoro e li assegneremo a chi lo merita. Come dico sempre anche ai ragazzi, a chi piace stare a letto la mattina può restarci, consapevole delle conseguenze personali».
Alfredo Faetti
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