Il Tirreno

Grosseto

Economia a picco, sos dalla Maremma

di Enrico Pizzi
Economia a picco, sos dalla Maremma

La Camera di commercio diffonde i dati del secondo semestre 2011: crollo di fatturati e produzioni, giù anche l’occupazione

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GROSSETO. Un secondo semestre tragico, quello del 2011, per l’economia della provincia di Grosseto, per un’annata all’insegna del crollo dei fatturati e delle produzioni. Ma il peggio potrebbe ancora dover arrivare nel 2012.

Il quadro che emerge dall’indagine effettuata dall’Osservatorio economico locale della Camera di commercio in collaborazione con l’Istituto Tagliacarne, è un quadro di continuo declino dell’economia locale, sulla scia del peggioramento della congiuntura internazionale e nazionale. Nel secondo semestre del 2011 quasi la metà delle imprese monitorate ha dichiarato una riduzione sia della produzione che del fatturato e appena una su cinque ha dichiarato, invece, un aumento dei due indicatori economici. Il saldo è, dunque, negativo quasi -28,7% per la produzione e -24,5% del fatturato.

Andando a guardare nei singoli comparti economici, i saldi negativi più alti li hanno fatti registrare l’agricoltura, con un -50%, e il manifatturiero, con -44,4%, seguiti a ruota dal comparto dell’edilizia che ha un saldo negativo del 41,5 per cento. Più contenuti i saldi negativi delle imprese terziarie: commercio e “altri servizi” fanno registrare saldi negativi rispettivamente del 4,6% e del 2,4%, mentre nel turismo, nonostante l’effetto estivo, il saldo tra valutazioni di miglioramento e peggioramento del fatturato si mantiene a -26%.

L’andamento negativo del secondo semestre non fa altro che peggiorare il consuntivo su base annua del 2011. In media si registra un saldo negativo del 38,5% per quanto riguarda il fatturato, il peggiore negli ultimi 6 anni, e del 41,7% per la produzione, con punte negative superiori al 60% per l’agricoltura e intorno al 50% per l’edilizia.

Nel 2011 si contrae anche l’occupazione: a Grosseto circa 9 imprese su 10 hanno mantenuto i livelli del 2010, ma circa il 5% delle imprese ha ridotto la forza lavoro. I saldi negativi sono del 5,1% per gli occupati fissi e del 3,7% per gli atipici. Il record negativo spetta al turismo (-13,7% per gli occupati fissi e -22,2% per gli atipici), seguito dalla manifattura (-8,1% e -7,1%) e dalle costruzioni (-5% e -7,7%). Solo il 16,6% delle imprese nel 2011 ha effettuato investimenti e l’obiettivo principale degli investimenti è stato quello di adeguarsi agli standard competitivi (33,3%) e di aumentare la capacità produttiva (25,2%) per non farsi trovare impreparati ai primi segnali di ripresa. Significative anche le quote di imprese che hanno investito in innovazione (15,3%), nella sostituzione di macchinari obsoleti (15,3%) e in nuovi sbocchi di mercato (9,9%).

Permane e si accentua, nel 2011, la difficoltà di rapporto tra imprese e banche. L’andamento degli impieghi è altalenante, inferiore ai livelli precedenti alla crisi, ma con oscillazioni contenute. Ciò che si registra, di più preoccupante, però, è una crescita delle sofferenze bancarie (343 milioni di euro a settembre 2011), il che finisce per alimentare un circuito vizioso in cui è più difficoltoso l’accesso al credito, si alimenta la crisi di liquidità delle imprese e si frenano gli investimenti e la competitività del tessuto produttivo locale.

Dall’indagine sulle aspettative per il 2012 emerge, fondamentalmente, il clima di incertezza che attanaglia le imprese: tra il 40 e il 60% di quelle intervistate, infatti, dichiara di non saper valutare l’andamento di vendite, produzione e investimenti per i primi sei mesi dell’anno, né per quelli successivi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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