Il dolore
Grosseto Cultura, addio tra le polemiche
Mandato scaduto, Pachetti e i quattro consiglieri lasciano la Fondazione: risorse ridimensionate, mai arrivati sponsor
GROSSETO. Tutti a casa. Finisce tra le polemiche l'esperienza ai vertici della Fondazione Grosseto Cultura di Giampaola Pachetti, presidente, e dei quattro consiglieri designati nel settembre del 2008.
Fu proprio in quella data che prese vita quello che doveva essere, a tutti gli effetti, l'organo dedicato alla creazione, valorizzazione e promozione della cultura in Maremma. Una realtà formulata per sovrintendere a tre strutture: il museo di storia naturale - inaugurato proprio durante la gestione della Fondazione nel 2009 alla presenza del noto divulgatore scientifico Piero Angela - il centro di documentazione delle arti visive e l'istituto musicale comunale Palmiero Giannetti.
Durante una vivace conferenza stampa è stata la stessa Pachetti a rivendicare i numerosi obiettivi raggiunti lungo il proprio mandato. Ma su questo torneremo tra poco. Prima, per cercare di comprendere bene quel che è accaduto, occorre fare alcune precisazioni ed un po' di conti: la Fondazione Grosseto Cultura, alla sua nascita, è un organo pressoché totalmente finanziato dal Comune per una cifra pari a 600 mila euro annui. Andando avanti nel tempo diviene però obbligatorio tirare la cinghia, tagliando il tagliabile. Ecco che giunge un netto ridimensionamento: meno 100 mila euro nel 2010, meno altri 50 mila nel 2011. Eppure ad oggi il bilancio, seppur di poco, - 7 mila euro - è in attivo ed i 53 mila euro necessari per rendere la Fondazione un ente dotato di personalità giuridica, dunque abilitato a partecipare ad aste e contributi, sono già nel cassetto. I risultati, almeno a sentir parlare i dirigenti uscenti, sono stati notevoli: oltre alle personalità di assoluto spessore fatte giungere in Maremma, come l'astrofisica Margherita Hack, la Fondazione Grosseto Cultura pare aver inanellato numerosi successi in tutti i diversi ambiti di competenza.
L'istituto musicale Giannetti, frequentato da più di duecento allievi, oltre all'intensa attività didattica portata avanti da quaranta insegnanti ha offerto interessanti sbocchi formativi ai propri musicisti, questo grazie ad un lavoro portato avanti in stretta sinergia con l'istituto superiore di studi musicali Rinaldo Franci di Siena. Senza dimenticare l'impegno per il premio Scriabin e la musicoterapia.
Al dinamismo dell'istituto Giannetti deve poi essere sommato il lavoro di documentazione delle testimonianze artistiche della Maremma tra novecento ed epoca contemporanea promosso dal Cedav. Tra le principali iniziative la cura del Regesto 2009 - l'archivio degli artisti e delle associazioni della provincia - e La città vivibile, evento annuale di mostre e seminari pensati per fotografare l'immagine del territorio in cambiamento.
A queste prime due realtà gestite dalla Fondazione è andata affiancandosi una terza, il museo di storia naturale della Maremma. In aggiunta ai venti appuntamenti annui aperti alla cittadinanza ed all'attività didattica, il progetto più rilevante sostenuto dal museo è quello - in collaborazione con il parco regionale della Maremma - legato alla ricostituzione di una popolazione nidificante di falco pescatore. L'iniziativa è sostenuta anche da Legambiente e dalla Regione. Sui risultati raggiunti dunque, specie se considerate le risorse sempre più limitate, pare possano esserci poche recriminazioni. Scartata dunque l'ipotesi di un'inefficienza a livello organizzativo resta il nodo legato ai finanziamenti: l'unica realtà che ha sostenuto costantemente l'attività della Fondazione è stata il Comune. Un esborso che doveva essere limitato da nuovi sponsor, mai giunti. «Neppure le banche del territorio hanno voluto darci una mano» ha amaramente commentato uno dei componenti del Cda.
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