Il Tirreno

Grosseto

Siccità, produzione di cereali dimezzata

di Matteo Baccellini

L’allarme degli agricoltori: «Il grano è secco o non cresce». Ma l’assenza d’acqua crea danni anche all’erba per il pascolo

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GROSSETO. Un’emergenza chiamata siccità. Terra secca, coltivazioni in sofferenza, costi di produzione che si moltiplicano per la scarsità del fieno da dare agli animali. E tutto si aggrava se, come ieri, l’attesa pioggia non arriva.

I danni. Le più colpite sono le coltivazioni di grano, quelle che gli esperti del settore chiamano colture autunnali-vernine, cioè seminate in inverno. Soprattutto i cereali, su cui gli agricoltori avevano puntato molto nei mesi scorsi, hanno sofferto e potrebbero anche dimezzare la produttività.

L’allarme della Coldiretti. «Chi non ha potuto irrigare è in grande difficoltà - spiega Francesco Viaggi, presidente della Coldiretti di Grosseto - perchè grandi aiuti dal cielo non ne abbiamo avuti. Due anni fa ci fu una primavera piovosa, adesso siamo quasi a secco, sperando che da domani (oggi, ndr) il tempo cambi. Grandi problemi li ha sia il grano duro che quello tenero, ma anche l’orzo. E le colture sono messe male: si rischia dal 50 al 70% in meno di prodotto». Senza dimenticare che nella poca acqua presente aumenta il grado di salinità.

Fessure nel terreno. Di piante in sofferenza, addirittura essiccate, parla anche Enrico Rabazzi, presidente della Cia, confederazione agricoltori maremmani. «Il 30% dei cereali sono già compromessi - dice - abito a Civitella Paganico, ho una fessura nel terreno di 5 centimetri, tanta è l’aridità. Roba che si vede ad agosto...».

Il grano soffre e ha due possibilità. O secca o fa la spiga. «La levata, come diciamo - spiega Rabazzi - è già visibile, il problema è che la spigatura doveva arrivare a maggio, quando la fase di sviluppo è in conclusione.

Nemmeno la neve di febbraio ha salvato le cose. La siccità ha cancellato i benefici. «Sotto la neve c’è il pane», cita il detto, ma non sempre è vero. «Anche gli erbai sono secchi, ne risente tutto il settore zootecnico. Pecore, vacche e bovini trovano meno fieno per il pascolo, e così gli agricoltori devono comprare la materia prima altrove, con costi aumentati».

Calamità. Confagricoltura la settimana scorsa aveva già pensato a chiedere la calamità naturale per la siccità. «Va però provata una diminuzione produttiva del 30% in provincia - spiega il presidente Antonfrancesco Vivarelli Colonna - e per questo stiamo valutando la situazione».

Con ripercussioni che non riguardano solo la crisi delle semine d’inverno, (aggravata dall’aumento della superficie coltivata del 25%), ma anche la secchezze dell’erba, la scarsità del primo taglio di fieno. «Si rischia di averne 15 quintali in meno a ettaro - dice Vivarelli Colonna - . E la riduzione delle falde rovina anche pomodori, meloni e ortaggi». Insomma, (non) piove sul bagnato.

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