Il Tirreno

Grosseto

roccalbegna

Rimosse le carcasse degli agnelli

Rimosse le carcasse degli agnelli

Ma l’allevatore danneggiato non si dà pace dopo l’assalto

3 MINUTI DI LETTURA





ROCCALBEGNA. Le carcasse di agnello conficcate sulle punte e ricoperte da grandi belle bianche sono state tolte dalla loro “istallazione artistica”, nel campo sulla strada ex 323, fra Santa Caterina e Murci, lunedì pomeriggio, dalla ditta di smaltimento appositamente chiamata dall’allevatore Claudio Caporali.

Una protesta, quello dell’allevatore di Roccalbegna, tanto accorata quanto dirompente e provocatoria, che segnala un malessere e una specie di senso di sconfitta di fronte alle aggressioni di predatori che decimano troppo di frequente, i greggi dell’Amiata e che convincono molti a pensare di interrompere l’attività: «Un’attività davvero poco remunerativa - commenta Claudio Caporali - se si pensa che gli ultimi agnelli li ho venduti a 37 euro l’uno. Difficile spuntare prezzi che oltrepassano i 60-70 euro, anche quando gli animali sono belli e con mercati più favorevoli». Un gregge, quello di Caporali, che si è visto uccidere più di 15 capi, a coronamento di una vera e propria carneficina, che ha sottratto al suo gregge circa 50 capi. Da qui la protesta di esporre pubblicamente i resti degli agnelli che, secondo Caporali vengono uccisi non da lupi ma da cinghiali di cui la zona del suo podere è assediata: «Nello stesso territorio, accanto ai miei campi - sottolinea Caporali - c’è un altro allevatore che sta patendo le mia stessa situazione. E’ un signore che si è trasferito qui da noi da una ventina di anni e che, come me, è arrivato allo stremo. Anche lui, proprio come credo e testimonio io, ritiene che gli aggressori delle pecore siano cinghiali e non tanto i lupi. In ogni caso - aggiunge - adesso la mia protesta è finita. Ho tolto da lì le carcasse degli agnelli e li ho avviati allo smaltimento».

Ma Caporali non si dà pace: «E pensare, dice, che avevo appena finito di sistemare le pecore dal punto di vista anagrafico, per la dichiarazione che va fatta entro il 31 marzo. Regole burocratiche da onorare, e ogni regola una spesa da sostenere. E poi le cose vanno così».

La Asl, dal canto suo, sottolinea l’immediata necessità di smaltire le carcasse non appena succedono questi episodi di predazione: «In questi casi - afferma il responsabile veterinario Asl 9, Franco Ulivieri - le carcasse vanno immediatamente smaltite, altrimenti vi sono sanzioni per chi non ottempera al dettato delle disposizioni di legge. Adesso - aggiunge - la spesa per lo smaltimento è a carico dell’allevatore, perché non vi sono più i rimborsi che fino a qualche tempo fa erano previsti. Purtroppo nella nostra zona, si assiste a attacchi frequenti sia di cinghiali, che di lupi che di cani. Ma di chiunque si tratti, lo smaltimento deve essere immediato per legge».

Fiora Bonelli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Proteste

Sciopero della scuola e dei trasporti venerdì 16 ottobre: le fasce garantite e i motivi della protesta

di Redazione web