Attenzione
«Il raccolto è già compromesso ad aprile»
La denuncia di un imprenditore-politico: «Se continua così in estate non ci sarà la trebbiatura»
PITIGLIANO. Non piove da molti mesi nel comprensorio dei tufi e la nevicata di febbraio paragonabile a quella storica del '56, poco ha giovato ad un terreno riarso ed assetato di acqua.
Le colture sono allo stremo e se non ci sarà pioggia, lo scenario che si prospetta è catastrofico. A lanciare un altro allarme siccità é Fabio Mecarozzi, candidato nella lista del movimento 5 stelle, professione imprenditore agricolo con 70 ettari di coltivazioni e 50 capi di bestiame.
«Siamo messi molto male -dice Mecarozzi- il grano, il granturco, il foraggio per il bestiame, gli olivi, i vigneti e tutte le altre colture sono a forte rischio se non ci sarà acqua abbondante nel mese di aprile. Che, è bene dirlo, non risolverà il problema di questa grave siccità, ma la migliorerà solo momentaneamente, perché stiamo andando incontro ai mesi caldi».
Attualmente il grano si sta preparando per la spigagione, ma non è cresciuto, è alto circa 15, 20 cm quando, in questo periodo, normalmente doveva essere intorno al mezzo metro. «Ciò significa che il raccolto è compromesso e a metà luglio se continua così la trebbiatura penso che non sarà fatta. Noi agricoltori è dal 2009 che stiamo subendo questi eventi climatici piuttosto bizzarri che ci mettono in grave difficoltà e, purtroppo, siamo lasciati in balia di noi stessi senza nessun aiuto».
Mecarozzi ha inoltrato diverse domande alla Provincia per avere un risarcimento danni, ma ad oggi non ha ricevuto nessuna risposta. «Anzi, noi agricoltori facciamo fronte a tutte le spese vive che abbiamo nelle aziende. Ad esempio compriamo i foraggi, miscele e cereali per chi macina e in più c'è la prospettiva di dover pagare la nuova tassa Imu che, a mio avviso, in queste condizioni dovrebbe essere sospesa. In pratica non sappiamo più dove prendere i soldi, tant'è che molte aziende stanno chiudendo».
«La mia proposta -conclude Mecarozzi - è quella di sospendere per quest'anno tutti i pagamenti che le aziende normalmente sostengono: Inps, le cambiali agrarie ed anche gli interessi sui prestiti bancari che gli agricoltori hanno contratto. Questo perché i prezzi di mercato stanno subendo delle variazioni che vanno a sfavore di noi agricoltori, poiché noi non controlliamo il mercato dei nostri prodotti, per cui il consumatore si trova a comprare un prodotto con un prezzo maggiorato sul quale noi abbiamo un guadagno pressoché irrisorio».
Per spiegare meglio la situazione ecco un esempio pratico. «Mettiamo che un vitellone di 4 quintali valga 1400 €: se tutto va bene riesco a prenderci tra i 1000, 1100 € e se voglio un minimo d'incasso sono costretto a vendere per far fronte ai pagamenti. Così non va».
Antonello Carrucoli
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