Il Tirreno

Grosseto

Condannato per le molestie alla ex

di Pierluigi Sposato
Condannato per le molestie alla ex

Si era buttato sul cofano dell’auto per indurla a riprendere la relazione, la minacciava di morte e la offendeva

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GAVORRANO. Si erano frequentati per un po', un paio di settimane o poco più. Lei gli aveva poi fatto capire che non era il caso, anche perché lui spesso alzava il gomito. Ma lui non si era rassegnato a quella decisione "unilaterale". «Mi chiamava in continuazione, si buttava sotto la macchina, veniva a casa mia, a casa di mia sorella, aveva suonato il campanello per tutta la notte». Un comportamento prossimo allo stalking (ma i fatti sono del 2008, quando l'articolo 612 bis ancora non esisteva) che ha messo nei guai con la giustizia Viorel Pestritu, 31 anni, cittadino romeno abitante a Follonica, denunciato due volte da una connazionale di sei anni più grande abitante a Gavorrano. E adesso condannato a 1 anno e 15 giorni.

Ma non per tutti i reati contestati dalla Procura che del resto in aula, con il viceprocuratore onorario Di Guglielmo aveva "sfrondato" un corposo capo di imputazione, che vedeva riuniti tre procedimenti. Il giudice Compagnucci ha riconosciuto Pestritu colpevole per violenza privata, una tentata, l'altra perfezionata: a luglio 2008 le avrebbe telefonato minacciandola per costringere a riprendere la relazione («altrimenti ti faccio fuori e taglio le gomme della tua macchina»); ad agosto l'avrebbe attesa fuori dal luogo di lavoro e l'avrebbe strattonata per costringerla a rimanere a parlare con lui. Colpevole anche di essere uscito senza autorizzazione, nell'ottobre 2008, dagli arresti domiciliari. La richiesta del pm era stata di 1 anno per quest'ultimo reato, di tre mesi per il tentativo di violenza privata.

Remissione di querela (tacita, come sottolineato dal difensore Massai), e dunque estinzione del reato, invece per quanto riguarda le ingiurie («tu fai la p… con gli altri, se non ti fermi ti ammazzo insieme a quello che tu sai«) e per una violazione di domicilio, quando Pestritu (era ancora l'agosto 2008) sarebbe entrato nel cortile vicino all'abitazione della donna per entrare in casa cercando di forzare la porta e minacciandola di morte.

«Con lui non ero stata fidanzata - ha detto la donna rispondendo al giudice - Ma io ho troncato dopo essere uscita un paio di volte. Però dopo me lo trovavo dappertutto. Lui si presentava sotto casa o al lavoro. Io chiamavo i carabinieri ma anche loro non ce la facevano più: lo portavano via e lui ritornava. Una di quelle sere nessuno dei vicini era riuscito a dormire». La donna ha precisato di non aver subìto violenze fisiche. Ma che due giorni dopo, quando era andata al lavoro con l’auto, lui le si era parato davanti e si era buttato sopra il cofano urlando: «Lui voleva un'altra possibilità, altrimenti si buttava sotto la macchina, diceva». E poi una lunga serie di minacce: «Diceva che mi ammazzav a, che mi tagliava la gola e le gambe. Diceva anche che voleva dar fuoco alla mia macchina. Era anche ubriaco».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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