Sicurezza
Agnelli sbranati, allevatore disperato espone le carcasse per protesta
Roccalbegna: i corpi straziati appesi a dei pali ben visibili dalla strada. L’uomo: «Colpa dei cinghiali, ma nessuno mi ascolta»
ROCCALBEGNA. Appende su pali di legno i cadaveri dei suoi agnelli, ammazzati – lui ne è convinto – dai cinghiali che continuano a decimargli il gregge. E poi li esibisce al mondo, in segno di protesta forte, piantando quei pali – come macabri crocifissi – in un campo di sua proprietà che si affaccia su una strada pubblica, la ex 323. È questa l’estrema provocazione di Claudio Caporali, un allevatore di Roccalbegna che ha le sue proprietà nella zona fra Santa Caterina e Murci, frazione quest’ultima di Scansano. Il suo gregge è stato ridotto da 70 a 55 capi in una settimana, e in dodici mesi ha avuto perdite per 50 capi. «Vengono sventrati, per questo sono sicuro che si tratta di cinghiali, non di lupi - spiega - e poi ci sono anche i cani che fanno la loro parte, tanto che ho addirittura messo un cartello nella mia proprietà dove dichiaro che qui i cacciatori e i loro cani non sono graditi».
Asl e Forestale gli hanno imposto di togliere le carcasse. «Ho coperto il tutto con balle bianche e quei pali con su i miei agnelli sembrano tombe a cielo aperto. Io – conclude Caporali – continuo a vedere i cinghiali che si aggirano qui attorno prima del tramonto. Sono schiere e si avvicinano senza nessuna paura. L’accerchiamento è totale».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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