Il dolore
La Finanza scopre la discarica dei veleni
Duecento tonnellate di rifiuti pericolosi stoccati in un terreno vicino a Gavorrano, denunciati marito e moglie
GAVORRANO. Un cimitero di trattori, furgoni, escavatori, macchine e così via. Cinquanta carcasse in lamiera lasciate lì ad arrugginire, nel bel mezzo della macchia gavorranese, assieme ai resti della loro vita passata, come venti batterie di auto e duecento pneumatici. E ancora cento barattoli di vernice e di solventi, altrettanti di fusti industriali, plastica ed elettrodomestici. Messa tutta insieme, questa roba rappresenta oltre duecento tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi. Una discarica a cielo aperto, enorme, nel bel mezzo della campagna, ben nascosta tra gli alberi vicino alla vecchia Aurelia, all’altezza di Potassa. Per di più, ci sono altri materiali sotto terra. Ma di autorizzazione per lo stoccaggio di questi rifiuti neanche l’ombra. Così sono stati denunciati dalla guardia di finanza su disposizione del colonnello Fernando Greco due coniugi che avevano a disposizione l’area. Stiamo parlando di 13.580 metri quadrati di terreno agricolo di proprietà di alcuni gavorranesi. Per loro la denuncia ancora non è scattata, ma l’indagine su come si sia creata quella montagna di rifiuti va avanti.
La scoperta di questa discarica è avvenuta durante un controllo del territorio da parte di un’auto delle fiamme gialle di Follonica, circa due mesi fa. I militari stavano percorrendo la vecchia Aurelia quando tra gli alberi hanno visto qualcosa che con quel paesaggio non c’entrava niente: un frigorifero industriale. Un oggetto misterioso che ha fatto venire ben più di qualche dubbio alle fiamme gialle. Come c’era finito lì? C’era altro materiale in quell’area? E i proprietari avevano l’autorizzazione?
Interrogativi che hanno avuto risposte con gli accertamenti che sono seguiti all’avvistamento, coordinati dal comandante della guardia di finanza di Follonica Giuseppe Sciaretta. Non solo sopralluoghi e appostamenti con tanto di binocolo, ma anche ricerche sulle banche dati informatiche per capire a chi apparteneva quel terreno e se aveva le autorizzazioni per lo stoccaggio. Due i momenti chiave dell’indagine: l’intervento dei colleghi della sezione aerea di Pisa, che con l’elicottero hanno tolto ogni dubbio sulla presenza della discarica, e i dati forniti dai computer, dai quali risultava che il terreno era di proprietà di alcune persone del luogo ma che era in uso a una coppia di coniugi, di 70 e 58 anni, titolari di un’azienda a Grosseto per la vendita di mezzi agricoli nuovi ed usati. Insomma, prove abbastanza concrete per poter intervenire. Il blitz è scattato mercoledì, quando la guardia di finanza ha trovato le oltre duecento tonnellate di rifiuti pericolosi. Senza considerare che dal terreno facevano capolino pezzi di plastica e di altri materiali. Nell’area, inoltre, erano presenti anche sei containers arredati, in evidente stato di abbandono. L’intera zona è finita sotto sequestro e le indagini ora puntano a capire come si sia creata questa discarica, anche se la mission dell’azienda dei coniugi sembra aver già dato la pista da seguire. La coppia è stata denunciata, così come prevede la legge, mentre ai proprietari toccherà contribuire alle spese per la rimozione. Ovviamente, solo nel caso in cui dalle indagini non salti fuori la loro complicità in questo scempio, così come una loro approvazione. In questo caso anche loro dovranno fare i conti con un magistrato.
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